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lunedì 8 settembre 2008

La camorra a mezzo stampa e Saviano sfida i legali dei boss

Lo scrittore chiude il Festival di Mantova
con una denuncia su crimine e informazione

di FRANCESCO ERBANI

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Roberto Saviano al Festival di Mantova

MANTOVA - "Ognuno di voi lettori fa paura". Fa paura ai poteri camorristi che lui racconta. La voce di Roberto Saviano scende sul silenzio della platea del Teatro Sociale di Mantova, pieno fino all'ultimo posto. "Oggi sono 695 giorni che vivo sotto scorta. 11.120 ore. Non prendo treni, non salgo in macchina. Ho il sogno di una casa. Ma a Napoli l'ho cercata in via Luca Giordano, via Solimena, via Cimarosa. Niente. A Posillipo hanno chiesto un appartamento per me i carabinieri. Avevano risposto sì. Quando hanno visto che ero io, hanno detto: l'abbiamo affittata un'ora fa".
Gli accessi del teatro sono controllati, agenti in borghese camminano fra le poltrone, quattro di loro stazionano sul palco. In platea - dice Saviano - anche gli avvocati dei boss che in aula lessero una lettera di minacce allo scrittore, al giudice Raffaele Cantone e a Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino.
Le parole di Saviano raccontano la camorra a mezzo stampa, disegnano lo spazio stretto di una narrazione alla quale è impedito il movimento libero e che è costretta a esprimersi in uno stato di limitazione che è l'antitesi del narrare e in fin dei conti della letteratura. Ed è a questo valore simbolico che si sono richiamati gli organizzatori del Festival mantovano chiedendo allo scrittore campano di chiudere la dodicesima edizione. Saviano è arrivato a Mantova con la sua scorta, "la mia falange", lasciando fino all'ultimo in sospeso gli organizzatori che hanno potuto comunicare la sua presenza solo venerdì mattina. Ottocento i biglietti venduti, svaniti nel giro di un'ora. Fuori al teatro si assiepa una folla silenziosa e ordinata.
Saviano, camicia bianca e jeans, racconta come certa stampa locale si sia fatta megafono della camorra, con i suoi titoli e le allusioni, Pochi giorni dopo l'omicidio di don Peppe Diana, Il Corriere di Caserta titola "Don Peppe Diana era un camorrista": sono le parole di un boss, compaiono fra virgolette, ma per il giornale hanno un crisma di verità. Quando viene arrestato, l'assassino del sacerdote, De Falco, viene definito "boss playboy" e segue un pezzo sulle doti amatorie di altri camorristi. Quando è sequestrato il piccolo Tommaso Onofri, il giornale Cronache di Napoli titola: "Tommaso, il dolore dei boss". Qualche giorno dopo viene trovato il corpo di Tommaso. Titolo su Cronache di Napoli: "Tommaso è morto: l'ira dei padrini".

Quando viene catturato un cugino di Francesco Schiavone, il titolo suona: "Cicciariello arrestato con l'amante". Il boss Prestieri viene dipinto come appassionato d'arte. Si racconta la passione di capoclan per la poesia e la narrativa. Un killer vince un premio letterario.

Un altro titolo: "Sandokan a Berlusconi: i pentiti sono contro di noi". "Ma noi chi?", si chiede Saviano. E prova a rispondere. "Io sono un imprenditore, dice di sé Sandokan, e mi rivolgo al numero uno degli imprenditori, perché i pentiti non sono altro che concorrenti sleali".
Le parole dette e scritte, rilanciate dai titoli. I ragazzi di Casal di Principe che recitano, come una cantilena: "Gomorra è pieno di favole, sono solo favole". Dalla carta stampata alla tv. Sullo schermo parte un video. La sorella di uno Schiavone, in un programma Mediaset, senza apparire fa sentire la sua voce a proposito di Saviano: "Ma cosa gli abbiamo fatto noi di Casale, gli abbiamo violentato la fidanzata?". Lo scrittore alza il viso dallo schermo: "Chi di voi dopo queste parole può dire che non è successo niente? Questa notte pensate se qualcuno viene da voi e dice queste parole, domandatevi se la vostra vita d'improvviso non diventa un pericolo per chi vi sta vicino".
Gli avvocati dei boss che in aula hanno letto la lettera dei boss "sono qui in platea", dice Saviano. "Sono contento che vengano tutte le volte che parlo in pubblico. I vostri assistiti fateli venire direttamente, o pensate che io abbia paura? Ce lo diciamo sempre io e i miei ragazzi: noi non facciamo paura perché non abbiamo paura. È la letteratura che li terrorizza. Sono i lettori che fanno paura". La gente applaude in piedi, a lungo. Saviano si siede, le mani sul viso.
Il festival si chiude con un bilancio a tinte rosee. Cinquantasettemila biglietti staccati. Ventitremila presenze agli appuntamenti gratuiti. Totale: ottantamila sono le persone che hanno frequentato da mercoledì pomeriggio a ieri i 225 incontri della dodicesima edizione del Festivaletteratura, un dieci per cento in più rispetto alla precedente. Eppure non sono le quantità gli elementi che più soddisfano gli organizzatori.
Mantova consolida la sua formula, in qualche modo la intensifica. Ieri mattina Gillo Dorfles, presentando il suo Horror pleni e parlando del conformismo, ha detto che esiste un conformismo positivo, molto minoritario, e un conformismo negativo, di gran lunga maggioritario. "Il Festivaletteratura è una forma di conformismo positivo", ha detto l'anziano studioso di estetica, architettura e design. È molto simile a sé stesso ogni anno che passa, sempre più orientato a raccogliere pubblici diversi, ad allargare i confini dell'idea di letteratura e correttamente inserito in un contesto urbano che attribuisce molto senso ai racconti, alle riflessioni e ai dibattiti. La sua formula, autori che raccontano e si raccontano, viene ripetuta.
Jonathan Safran Foer, una delle poche star di questa edizione (insieme a Daniel Pennac, Hans Magnus Enzensberger, Carlos Fuentes e Scott Turow), ha animato un incontro molto frizzante con Gad Lerner, che si è chiuso con la lettura, commossa, dell'ultima pagina di Molto forte, incredibilmente vicino da parte di Lella Costa.
Il giovanissimo scrittore americano si è messo all'estremità di una tastiera che poi ha fatto suonare le note di Ezio Raimondi, il quale ha raccontato come la lettura sia il modo migliore per incontrare l'altro; o di Boris Pahor, che ha narrato la storia di un sopravvissuto dalla Necropoli (questo il titolo del suo libro) dei campi di sterminio; passando per Paolo Giordano, Diego De Silva e Valeria Parrella, che ieri hanno messo a confronto le loro idee di Napoli, emerse anche nell'incontro che Marco Rossi-Doria, il maestro di strada, ha avuto con Eraldo Affinati. Letteratura e narrazioni sono state il perno dell'incontro di Alberto Arbasino, autore di L'ingegnere in blu, un ritratto di Carlo Emilio Gadda. Poi la letteratura ha lasciato il posto alla matematica, alla filosofia, all'architettura e alle performances - i comizi, ad esempio, lettura di testi del passato per la voce di scrittori contemporanei.
Il Festival si è radicato nella città e lascia un sedimento che dura tutto l'anno: il libro scelto per una serie di letture di qui alla prossima edizione è Amore e ginnastica di Edmondo De Amicis. Il testimone passa alla tredicesima edizione.

CALCIO a Napoli: curve chiuse fino a fine ottobre

E` arrivata l`attesa stangata ai tifosi partenopei dopo i fatti di violenza a Roma nella prima giornata. Il giudice sportivo, infatti, ha voluto punire `gli atti di violenza commessi nello stadio Olimpico` come si legge nel comunicato ufficiale. I fatti avvenuti in citta` invece non possono essere giudicati dalla giustizia sportiva. Nell`incontro terminato 1-1, si legge sempre nella comunicazione del giudice, `all`inizio del secondo tempo, preceduto dallo scoppio di forte intensita` di petardi nella zona antistante, faceva ingresso nello stadio un folto gruppo di sostenitori del Napoli che, a stento, venivano `accompagnati` dalle Forze dell`Ordine nel settore loro riservato`.

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Quinsi e` stato incriminato il `lancio di oggetti vari bottigliette, monete e cosi` via, di bengala accesi e di petardi contro gli addetti alla sicurezza della societa` ospitante e nel settore occupato dalla tifoseria avversaria, scagliandosi contro le vetrate divisorie, una delle quali veniva danneggiata`. Viene inoltre specificato che sono rimasti contusi nei scontri sette agenti di polizia e tre carabinieri. Il giudice ha atribuito quindi la colpa `delle violenze commesse a ben noti gruppuscoli facinorosi annidati nel mondo del `tifo organizzato` e per questo ha deciso di chiudere la curva A e la B del San Paolo fino al 31 ottobre. Il Napoli dovra` quindi giocare con le curve chiuse le partite interne contro Fiorentina (14/9), Palermo (24/9), Juventus (19/10) e Reggina (29/10).

lunedì 21 luglio 2008

I veleni del Nord scaricati in Campania

 

Indagati 50 imprenditori titolari di aziende in Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio. La Procura di Napoli sta per spedire gli avvisi di garanzia

di Irene de Arcangelis

Sono quasi pronti, rappresentano il secondo importante passo nell´inchiesta sul disastro ambientale tra Napoli e Caserta, provocato dal patto d´acciaio tra clan dei Casalesi, imprenditori del Nord che sversavano abusivamente evadendo il fisco e titolari di ditte per lo smaltimento della Campania. Rifiuti normali e speciali, spesso tossici. Stanno per partire oltre cinquanta avvisi di garanzia con la stessa accusa verso il Centro e il Nord Italia. Verso quelle regioni dove hanno sede vari tipi di ditte chiamate in causa dall´imprenditore pentito Gaetano Vassallo. Anche se il suo elenco non è completo. Le indagini coordinate dall´Antimafia stanno ricostruendo una ragnatela di interessi e rapporti d´affari illeciti ben più fitta.
Racconta il collaboratore di giustizia Dario De Simone agli inquirenti: «Furono convogliati grossi quantitativi di rifiuti provenienti dal Nord Italia. Per esempio ricordo la grande consistenza di rifiuti provenienti dall´area bresciana, da Firenze, da Prato, da Santa Croce sull´Arno, da Lucca e da Viareggio. Poi accadde che vennero fatte delle grosse buche per l´estrazione di inerti da asservire ai lavori stradali in zona. Si trattava di buche di alcuni milioni di metri cubi che l´organizzazione ritenne opportuno utilizzare come discarica, proprio per proseguire nell´affare rifiuti che si era rivelato molto lucroso. Arrivavano oltre cento camion di rifiuti al giorno... ».
Quei cento camion al giorno arrivavano dal Nord Italia. E l´elenco delle ditte che Gaetano Vassallo fornisce agli inquirenti è parziale. Ma preciso. Parla di una ditta di Lucca (che scarica "pulper" di cartiera, un rifiuto speciale) e di una di Candidino di Capannoni (Lucca) che dava duemila euro mensili alla camorra soltanto per avere la disponibilità della discarica anche senza utilizzarla. Da una ditta di Montecatini Terme arrivano i rifiuti: il trasporto è gestito da un impiegato del Comune toscano di Lamporecchio. Comincia a scaricare nelle discariche abusive dal 1988 una ditta di Capannoli (Lucca), seguita a ruota da una di Pisa e da una di La Spezia. Ma i rifiuti arrivano anche da Velletri (Roma) e Cisterna di Latina (Latina), da Nettuno e da Torre del Lago (Lucca), Viareggio. Vetro e plastica da Milano.

Città da cui partiva solo una percentuale dei rifiuti dal Nord. Cui vanno aggiunti quelli individuati da squadra mobile di Caserta (vice questore Silvana Giusti) e Guardia di Finanza (capitano Alessio Bifarini) durante le indagini. E cui vanno sommati gran parte dei Comuni della zona tra Giugliano e la provincia di Caserta. Amministrazioni locali che sversavano in accordo e complicità con il clan dei Casalesi. Infine l´elenco delle ditte della Campania, province di Napoli, Caserta e Salerno. Fino all´emergenza anche per le discariche abusive sature.
Spiega Gaetano Vassallo: «Una volta colmate le discariche i rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l´uso dei nostri timbri in modo da coprire e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti del Nord Italia». Ci sono anche i rifiuti speciali di una azienda di coloranti e affini della provincia di Savona. «Furono smaltiti nella mia discarica - racconta il pentito Vassallo - per circa seimila quintali. I rifiuti sono stati interrati. Trattai questo carico in modo separato rispetto agli accordi con i clan».

(20 luglio 2008)

lunedì 14 luglio 2008

Chiaiano, corteo pacifico contro la discarica:


«No all'esercito, no alle bombe carta»

Presidio militare nella discarica di Chiaiano

NAPOLI (12 luglio) - Ancora un lancio di bombolette di gas per campeggio contro la polizia. Per la seconda notte consecutiva (e per la terza volta in quattro notti) ordigni sono stati scagliati contro gli agenti.

Poco prima di mezzanotte due persone a bordo di una Peugeut hanno lanciato la bomboletta contro alcuni poliziotti del reparto mobile che si trovavano davanti al commissariato di Chiaiano, nel quartiere dove sorgerà la discarica. Non ci sono stati feriti, ma la beffa continua. Gli attentatori arrivano fino a pochi metri dal loro obiettivo agiscono indisturbati e poi fuggono.

E' il quinto attentato contro la polizia a Chiaiano. In tutte e cinque i casi i teppisti hanno lanciato bombolette di gas per campeggio. La Digos da circa un mese e mezzo sta indagando in tre ambienti: ultrà del Napoli di Marano, criminalità e area dell'antagonismo.

Corteo di protesta a Chiaiano. Circa mille persone si sono radunate davanti alla stazione Chiaiano della metropolitana di Napoli, da dove nel tardo pomeriggio è partita una manifestazione di protesta contro l'apertura della discarica nel quartiere. In testa al corteo un grande striscione arancione con la scritta: «Giù le mani della nostra terra». In prima fila, donne, anziani e bambini. Tra i manifestanti, anche padre Alex Zanotelli e alcuni politici locali, tra cui Carlo Migliaccio, presidente della Commisione ambiente del comune di Napoli.

Comitati: la nostra protesta è civile. «Quella delle bombe carta è una protesta che non ci appartiene». Così Carlo Migliaccio, presidente della Commissione ambiente dl comune di Napoli, commenta durante il corteo di protesta contro la discarica di Chiaiano, i lanci di ordigni contro le forze dell' ordine dei giorni scorsi. «La nostra è una aggregazione civile delle popolazioni di Chiaiano, Marano e Mugnano che deve puntare a isolare quelli che attraverso la violenza rischiano di inquinare la nostra battaglia finalizzata a che la discarica non si realizzi», conclude Migliaccio.

A settembre lo "jatevenne day", nazionale. Si è conclusa con il ritorno in piazza Rosa dei Venti la manifestazione di protesta contro la discarica di Chiaiano. Al corteo hanno partecipato circa 1200 persone che sono tornate al luogo simbolo della protesta adiacente a via Cupa dei Cani, la strada che porta alle cave di Chiaiano. La manifestazione si è svolta senza incidenti. «Dopo il buon successo del corteo di oggi - spiega Alfonso De Vita, del comitato contro la discarica - la nostra protesta continuerà nei prossimi giorni con iniziative sempre diverse, la fantasia non ci manca. Per settembre stiamo poi pensando a un grande j-day, cioè uno jatevenne day che porterà decine di migliaia di persone da tutta Italia qui a Chiaiano per dire no alla logica delle discariche e degli inceneritori»

Il ricorso della Ue contro l'Italia. Intanto è stato depositato alla cancelleria della Corte di giustizia europea del Lussemburgo il ricorso della Commissione europea per l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. La causa (C-297/08), che vede l'esecutivo Ue opposto all'Italia tuttavia, a meno della richiesta esplicita di una procedura accelerata, dovrà attendere diversi mesi prima di essere trattata. La Commissione aveva deciso di deferire l'Italia davanti alla Corte per l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania il 6 maggio scorso. Ma l'Italia, come dichiarato in quell'occasione, conta di poter fornire a Bruxelles tutti gli elementi utili nei tempi previsti per una composizione della procedura.

Napoli: il presidente dell'Asia si dimette. «Lunedì rimetterò formalmente il mio mandato al sindaco, con la serenità di chi ha messo in campo tutto se stesso per aiutare la propria città». È quanto annunciato da Pasquale Losa, presidente dell'Asia - l'azienda di igiene ambientale della città di Napoli - in seguito alle polemiche aperte dalle dichiarazioni del premier Berlusconi sull'insufficiente lavoro domenicale dei dipendenti dell'azienda.

mercoledì 9 luglio 2008

Pino Daniele e Napoli, un coro di felicità

 

L´entusiasmo dei 40mila in piazza Plebiscito. Fischi a Gigi D´Alessio

di Gino Castaldo

Una cosa è certa, Pino Daniele canta ancora Napul´è mille culure, ventisette anni dopo averlo fatto la prima volta in questa stessa piazza del Plebiscito, simbolo dell´incrocio urbanistico borbonico-cattolico del ventre della città. È la realtà che ora è cambiata. Il sole, il mare, certo, ma il paesaggio è dominato dai colori cupi dell´immondizia e del degrado. Ma i cantanti servono anche a questo: a far rinascere i colori, la voglia di riscatto tra le macerie. La più bella e celebrata canzone di Pino Daniele la cantano tutti insieme, come una languida "we´re the world" partenopea in questa serata dal sapore catartico per Napoli: il protagonista, il pubblico e poi Nino D´Angelo, gli Avion Travel, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello e perfino Gigi D´Alessio fischiato dalla piazza (dove a un certo punto è apparso lo striscione, presto fatto levare, "ho pagato 25 euro per un camorrista") fin dalla presentazione dal palco di Milly Carlucci, lì per la discutibile diretta su RaiUno (canzoni interrotte per gli ospiti, per leggere un comunicato del presidente Berlusconi, per la pubblicità...).
Gli artisti sono sul palco tutti insieme - cosa insolita per l´ambiente musicale partenopeo, storicamente minato da invidie - per Napoli. Pino con la sua vecchia favolosa band, quella con James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso e Tullio De Piscopo a cantare Je so´ pazzo, Yes I know my way... e poi i musicisti che lo hanno accompagnato in trent´anni di canzoni. Nino D´Angelo divide il palco con D´Alessio, e soprattutto D´Alessio lo divide con Pino Daniele, dopo essersi mandati a quel paese per anni. «Che vuol dire essere diversi?», ha dichiarato Daniele «ho messo da parte il mio sessantottismo, e poi adesso per Napoli è il momento di mandare messaggi diversi. Gigi è uno che ha fatto la sua strada, in direzione pop, alla fine è come Eros Ramazzotti». Gigi D´Alessio è gongolante. Per lui è una vittoria sul campo, malgrado i sonori dissensi del pubblico: «Prima di tutto era Pino che parlava male di me, e io mi limitavo a reagire. Non avrei mai potuto dire che la sua musica non mi piaceva.

Sarebbe stata una bugia. Poi quando ci si incontra cambia tutto, ci siamo divertiti a suonare insieme. Sì, lo so, su quel palco mi vedono come un intruso, sono come l´Aids, da evitare. Ma non m´importa. È un momento bellissimo». Dunque un idillio. Tanto da affidare proprio a D´Alessio la rogna della serata, ovvero la canzone 'O scarrafone, con quel contestato verso: "questa lega è una vergogna". «Intanto c´è stata anche la Lega del sud» ha scherzato Pino Daniele, «e poi io ho già dato. Ho perso la causa con Bossi è ho pagato 40.000 euro, quindi la faccio cantare a D´Alessio». Il quale conferma e si dice imbarazzato sul fatto di cantare quel verso: «Del resto la canzone è di Pino, non posso mica cambiarla. La responsabilità è sua».
Sorrisi e gentilezze, dunque, nonostante le critiche di Daniele al Comune di Napoli («e non a Bassolino», ha precisato) in riferimento agli spostamenti di sede del concerto. Una minuzia.
La piazza con i suoi 40mila entusiasti spettatori è bella, emozionante, tranquilla anche se le avvisaglie della mattina davano segnali diversi. Disoccupati organizzati, riuniti in varie sigle, avevano occupato il palco, bloccato una linea della metropolitana... È finita con dieci arresti, una trentina di denunce a piede libero. Ben ottomila spettatori hanno chiesto il rimborso del biglietto quando si è scoperto che il concerto era spostato a piazza Plebiscito dove di solito si va senza biglietto. E saggiamente l´organizzazione ha lasciato entrare a piccoli gruppi quelli rimasti fuori (almeno 10mila, oltre i 30mila paganti, compresi quelli che hanno versato 50 lattine per un ticket per la sensibilizzazione sulla raccolta differenziata) per non avere vuoti imbarazzanti e nè problemi di ordine pubblico. La diretta Rai esigeva un certo decoro.

(09 luglio 2008)

martedì 8 luglio 2008

L'evasione record dei cantieri edili

 

È Napoli l´inferno del fisco. Case, cifre truccate: i costruttori non dichiarano i ricavi. Negozi, solo 4 scontrini su 10. Offensiva della Finanza: controlli ai mutui di chi compra e i bilanci di chi vende
 
Cinquecento napoletani hanno ricevuto dalla Finanza un questionario, altri un invito in caserma. Giorni di ansia. Ma i timori sono svaniti subito: ufficiali cortesi, qualche domanda sull´acquisto della casa, quasi sempre la prima. Ma anche sul tipo di mutuo, sulla banca scelta e perché, su eventuali assegni posticipati e girati alle imprese.

Incontri brevi e solite parole: una formalità, grazie e arrivederci. È invece cominciata nella provincia di Napoli una nuova strategia per scoprire l´evasione fiscale in Italia. Sotto tiro i costruttori: quando vendono gli immobili, dichiarano correttamente le cifre? Solo uno su 31. La proiezione indica quindi solo il tre per cento di dichiarazioni fedeli. Passano per il cemento le vie del nero.

La Finanza ha un reparto speciale a Roma. Studia progetti. Questo si chiama "Domus". Gli ufficiali dell´Intelligence hanno carpito delle incongruenze. E indicano le imprese edili napoletane obiettivi interessanti. C´è un divario troppo ampio per non insospettire i finanzieri: la terza provincia in Italia per numero di imprese (263.940) è la quart´ultima per "densità imprenditoriale". Cioè, sono moltissime ma producono pochissimo, possibile? O dichiarano di produrre meno per evadere il fisco?

Il colonnello Giuseppe Bottillo, comandante provinciale di Napoli, ha fatto partire l´indagine dalle banche. Chi ha contratto un mutuo, e per quale somma. Acquisiti i dati, arricchiti da questionario o colloqui, la Finanza li ha confrontati con quelli delle imprese edili. Tra il mutuo per la casa e la dichiarazione di vendita nei bilanci dell´impresa c´è quasi sempre una differenza del 25-30 per cento. Il costruttore dichiara meno, quindi. Evade. Risparmia Iva e Irap.

L´evasione finora accertata è di 69 milioni di euro, quasi 140 miliardi di lire. Quella contestata ad una sola impresa di Frattamaggiore è di 5,7 milioni. I gruppi che hanno redatto i primi verbali sono in provincia. Una classifica provvisoria indica i centri più trasgressivi: Giugliano, Acerra, Frattaminore e Frattamaggiore, Marano, Sant´Antimo, Afragola. Il generale Vito Bardi, comandante regionale, li ha trasmessi a Roma. Un successo per il suo comando. Ha già esteso le verifiche a tutta la Campania.

Sono stati scelti i mutui per la prima casa, perché considerati i più trasparenti. Consentono un recupero del 19 per cento di interessi passivi, se l´acquirente non vende in cinque anni l´immobile. Conviene dichiarare tutta la cifra. Per trenta imprese, vi sono almeno 500 contratti da esaminare con i controlli incrociati. Questa operazione ha già messo in allarme molti operatori economici. Rischiano abbastanza. «L´Erario recupera subito le imposte sul reddito e l´Iva su tale differenza», spiegano gli esperti. La legge (244/2007) consente alla Finanza di proporre alla magistratura il sequestro dei beni per una somma equivalente. Un sequestro preventivo.

L´offensiva fiscale non si ferma ai cantieri edili, controllati anche dopo le gara d´appalto vinte con forti ribassi. È fondato pensare che abbia lavoratori in nero e basse condizioni di sicurezza nel lavoro. È quasi pronto un allarmante dossier. La esasperata concorrenza induce anche altre imprese a far peggio, a violare etica e sicurezza per non uscire dal mercato. Nel 2008, i gruppi territoriali di Napoli 1, Giugliano, Torre Annunziata hanno infittito i controlli degli scontrini e delle ricevute fiscali. Sono in regola quattro su 10. La media riguarda la provincia, in città sono minori le violazioni. I negozianti rischiano la chiusura alla quarta contestazione in cinque anni. Ogni mese, almeno quattro sospendono l´attività.

Accade anche l´inverso. C´è chi emette più scontrini, chi simula una maggiore produzione o vendita per giustificare maggiori ricavi. È frequente il riciclaggio di danaro sporco, i soldi di estorsioni e traffici di droga sono ripuliti da bar, negozi, ristoranti. Cinque tra i più eleganti, sul lungomare e a Mergellina, sono stati l´inverno scorso perquisiti e sequestrati. Collegati alla camorra. Per non pagare più soldi al fisco, il riciclaggio spinge ad altri reati: gonfiare le spese ufficiali, con false fatture. L´Italia scopre a Napoli il suo inferno fiscale.

giovedì 3 luglio 2008

 

Jervolino220 L'incredibile non conosce confini. Perché le notizie sullo spreco nel Comune di Napoli superano ogni decenza. L'ultima riguarda le spese per i telefonini. Secondo l'ex assessore Donata Rizzo D'Abundo le bollette lo scorso anno sono arrivate a 600 mila euro. E quest'anno la situazione non è migliorata. In quattro mesi soltanto i 60 cellulari assegnati ai consiglieri comunali hanno consumato 57 mila euro di telefonate: una cifra sorprendente. Sindaco e assessori - che si ritiene abbiano una quantità maggiore di conversazioni legate al loro incarico - in due mesi ne hanno spesi soltanto 4.600, con una nota di merito sulla sobrietà personale di Rosa Russo Iervolino che si è fermata a 203 euro. Tra i consiglieri ci sono dei maratoneti del telefonino. Enzo Russo del Pd risulta avere fatto pagare 7.500 euro in due giorni: una cifra che non si riesce a spiegare e che l'interessato si è detto pronto a rimborsare. Il record stagionale è di Andrea Santoro di An: circa 9.000 euro di cellulare a carico del municipi in quattro mesi. Leonardo Impegno  (Pd) lo segue con 7983, terzo Umberto Minopoli (Fi) con 4387. Ci sono anche casi virtuosi, o forse semplicemente normali: Massimo Paolucci (Pd) e Stanislao Lanzotti (Udc), che restano sui 10 euro al mese. Un segno di speranza in una palude che affonda la credibilità delle istituzioni.

sabato 7 giugno 2008

Dove si terrà il Concerto di Pino Daniele ?

La farsa, purtoppo è di scena nella mia amata e odiata città, e questa volta ha colpito il Pinotto nazionale. Alcuni dicono che sia un "tiro" dei nuovi governanti (leggi la Lega), che non hanno ancora digerito le aperte "critiche" che il nostro blusman fece in occasione della visita di Bossi e la Mussolini a Napoli. Altri dicono che non ci sarebbe stato un accordo tra gli organizatori del concerto e le amministrazioni locali. Le ultime notizie, che ho letto sul quotidiano "Il Napoli" ,dicevano che "anche Agnano non aveva dato l' OK" e poi : che in questi giorni sarebbe intenzione del comune di farlo suonare al San Paolo, ma in una zona meno accessibile dalle migliaia di fan's.  Povero Pino e poveri noi...

Speriamo che qualche potente di "buon senso" lo faccia finalmente suonare, per la buona pace di tutti quelli che come noi amano la buona musica.

Nick

lunedì 2 giugno 2008

Società civile in piazza? L'appello tormenta gli intellettuali

La reazione di Napoli L'invito di Panebianco alla «borghesia» della città

 

Mirella Barracco: siamo disperati, ma non troviamo l'intesa. Il rettore Trombetti: facciamo il nostro dovere di cittadini

MILANO — Disorientata, priva di punti cardinali. Oppure scossa, delusa, ma attraversata da un fiume carsico di energie destinato presto a tornare in superfice. Napoli si dipinge così nei suoi giorni più duri, quando l'emergenza rifiuti sembra un nodo inestricabile e la città resta sospesa in bilico tra rabbia e rassegnazione.

Le parole di Angelo Panebianco sul Corriere di ieri, il suo stupore dinanzi all'apatia degli intellettuali e, più in generale, della società civile, hanno lasciato il segno: perché la borghesia continua a tacere? Perché non riesce a trascinare in piazza chi è stufo di vivere sepolto dall'immondizia? «La spiegazione, forse, è nel fatto che manca un punto solido su cui poggiare la leva — confessa Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli Novantanove, protagonista di quella stagione culturale che una decina d'anni fa accese tante speranze —. Il tessuto sociale non è torpido: ci sono decine di associazioni che si muovono sul territorio, elaborano progetti, ma alla fine di questo gran discutere non rimane granché. Siamo tutti disperati, ma non tutti vogliamo le stesse cose. È difficile trovare un'intesa sui tre punti nodali della crisi: fare diventare legale ciò che è illegale; rendere pulito quello che è sporco; dare credibilità a chi non è più credibile.

L'unico modo per risollevarci dal baratro è accettare queste condizioni? Può darsi, ma è difficile digerirlo. Io credo che per venirne fuori, dobbiamo guardare l'abisso in cui siamo precipitati». Un abisso nel quale, spesso, annegano gli ostinati tentativi di non cedere all'immobilismo. «Abbiamo trasformato la rete di scuole che partecipava all'iniziativa "Adotta un monumento" in un laboratorio dove sperimentare la raccolta differenziata — racconta Barracco —. Per mesi gli studenti hanno chiesto invano al Comune di avere i contenitori per dividere i rifiuti e, quando sono stati costretti a costruirseli da soli, non sapevano dove andarli a depositare. Un paio di giorni fa, a Bagnoli, abbiamo fatto un bilancio desolante di quest'esperienza. Un ragazzo ci ha detto: "È tutto inutile, il futuro è contro di noi". Ecco, mi sento sconfitta come lui».

Lo sgomento di Panebianco colpisce al cuore lo scrittore Maurizio Braucci, uno degli sceneggiatori di Gomorra, il film tratto dal romanzo di Roberto Saviano. «È sacrosanto sollecitare i napoletani a ribellarsi— dice —. Ma sono molti quelli che già lo fanno. Dietro le proteste di queste settimane ci sono tante persone oneste, che nulla hanno a che fare con la camorra e i particolarismi. Sono pezzi di società che invece di pronunciare soltanto un "no" elaborano proposte alternative e sono pronte al dialogo. Penso, per esempio, alle Assise di Palazzo Marigliano, un cenacolo di intellettuali che ha presentato progetti di grande valore scientifico. Ma chi li ascolta? Nessuno, perché la rete politico- affaristica che lucra sull'emergenza avvolge l'Italia intera, come i fatti dimostrano».

Guido Trombetti, rettore dell'Università «Federico II», sostiene che c'è già una mobilitazione civile, anche se non passa per le piazze. «La vera "rivolta" è fare il proprio dovere di cittadini ancora più di prima: così possiamo davvero aiutare Bertolaso. Portare in strada cinquecentomila persone significherebbe soltanto aumentare il grado d'anarchia e confusione. Napoli è tutt'altro che rassegnata. Siamo alle prese con la tragedia dei rifiuti, ma raggiungiamo pure livelli d'eccellenza in moltissimi settori: queste risorse rappresentano il nostro futuro, non vanno dimenticate ». Meno ottimista, invece, è il musicista Roberto De Simone. «La rampogna di Panebianco non mi riguarda — esclama —. Io in piazza ci sono da anni. Ma da solo, purtroppo. Dove erano gli altri quando denunciavo l'operazione d'immagine che occultava i guasti della città? Davo fastidio e sono stato messo da parte. Mi auguro che questo clima di connivenza si stia sgretolando, ma non mi faccio soverchie illusioni».

Enzo d'Errico

sabato 31 maggio 2008

Campi rom bruciati, "Quanta solitudine dopo quei roghi"

 

Terra bruciata, al posto delle povere baracche rom. Cenere e carbone, dove fino a qualche giorno fa c´era vita e sofferenza. A Ponticelli non c´è più un nomade. Fuggiti tutti. Ma la furia della gente si accanisce ancora contro di loro. Contro quel che hanno lasciato scappando quindici giorni fa. Ieri mattina l´ennesimo incendio ha ridotto in polvere uno dei sette campi rom di Ponticelli. Stavolta è toccato all´accampamento di via Virginia Woolf. Divorato dalle fiamme per oltre quattro ore. Dalle 8 del mattino, quando i vandali - probabilmente in motorino - hanno appiccato il fuoco. Lanciando almeno una bottiglia molotov oltre le erbacce che delimitano il campo. Un altro incendio dopo i temi choc di alcuni ragazzi dell´istituto San Giovanni Bosco. Ora i bambini reagiscono agli scritti dei loro compagni: «Non siamo razzisti», dicono.

Qui, su via Virginia Woolf, di nomadi ce n´erano 70 fino a due settimane fa. Il campo era cresciuto negli ultimi mesi, e parallelamente erano cresciute le proteste degli abitanti della zona. In più di un condominio i residenti si erano consultati alla ricerca di un modo per mandarli via. Da questo clima sul quale ha soffiato la camorra, oltre che dagli interessi economici sulla zona, sono venute le rappresaglie prima, gli incendi dopo. Basta un fiammifero per dare alle fiamme le baracche abbandonate dai rom. Il che rende più difficile anche il compito degli agenti di polizia, a caccia di chi ancora ieri faceva terra bruciata per garantirsi il non ritorno dei nomadi. «E questo incendio non sarà l´ultimo, qui a Ponticelli». La furia di chi si accanisce contro i rom non viene tenuta a freno dal passaggio di qualche pattuglia della polizia. E neppure dalle indagini della Digos, che su Ponticelli è stata chiamata ancora a verificare l´accaduto e ad individuare i responsabili delle violenze. Che ora si accaniscono contro le cianfrusaglie abbandonate dalle famiglie in fuga, contro le baracche che potrebbero offrire rifugio a qualcun altro. Ma quello di ieri è rogo doloso, dicono gli inquirenti.



«Io sono rimasto a Napoli con la mia famiglia, ma ora ho paura per i miei figli» racconta Marion, uno dei rom fuggiti precipitosamente via da Ponticelli. «I miei amici sono stati picchiati, gli hanno incendiato tutto», racconta. «Quella ragazza che ha tentato di rapire il neonato - continua - ci ha rovinato. Ci ha messi tutti nei guai. Ma è sbagliato prendersela con tutti: deve pagare chi sbaglia. La polizia deve arrestare chi ruba i soldi, chi rapisce i bambini. Tutti gli altri non c´entrano. Ora invece la gente ci dice che siamo sporchi, che siamo cattivi, ma noi rom non siamo tutti uguali». «Io - continua - ho sempre lavorato come muratore o come bracciante nelle campagne. Ed anche se temo per i miei figli resto qui perché in Romania dove lo trovo un lavoro?»

Sepe condanna le violenze

Berlusconi, all'attacco "Chiaiano si farà"

 

di Roberto Fucillo

Berlusconi rialza il muro: niente veti all'azione dello Stato, il decreto non cambia, confermata la Superprocura, gli impianti di cdr passeranno presto sotto la diretta gestione delle forze armate e la discarica di Chiaiano si farà.

Sono i punti cardine del nuovo intervento del premier a Napoli dopo una riunione in prefettura di oltre tre ore. Nessun passo indietro, dunque non ci sono buone notizie per i rivoltosi di Chiaiano e per tutti gli altri abitanti dei luoghi interessati ad ospitare le discariche che restano siti di interesse nazionale, saranno sorvegliate dall'esercito anche di notte perchè non vengano danneggiate e chi dovesse provarci rischia serie conseguenze penali. Tutto questo per riaffermare la forza dello Stato: "In Campania quello che è successo è dipeso da una destrutturazione dello Stato - sono i concetti espressi dal premier- troppe volte in passato si è fatto indietro rispetto alle sue decisioni; le opere pubbliche sono state fermate da minoranze organizzate, ma se una minoranza occupa una autostrada questa è una violenza verso i cittadini e lo Stato; troppe volte in passato le istituzioni hanno preso decisioni su aree e impianti e troppe volte queste decisioni non si sono tradotte in realtà, tutto questo non deve accadere più".

Berlusconi non le ha mandate a dire ai magistrati in rivolta per il suo decreto e ha fatto chiari riferimenti alla recente inchiesta che ha portato a 25 arresti. "Proprio per evitare che singoli magistrati locali rompano anche un anello del delicato circuito" il governo conferma la Superprocura e l'unica responsabilità per tutta la regione riguardo alle indagini al procuratore che non a caso in un inciso Berlusconi ha definito già "procuratore regionale". E ha aggiunto: "Spero che di questo si renda conto anche chi ha prodotto provvedimenti sul personale alla protezione civile che in emergenzialità non ha eseguito dettami di legge validi per la normalità ma non per l'eccezionalità".

Le norme dunque vanno lette, sottolinea il premier che ha specificato anche che : "Non si può pensare che le leggi siano dei moloch da applicare in ogni situazione: le leggi devono essere invece adattate a migliorare le condizioni di vivibilità dei cittadini, sono strumenti". Per il premier "non esiste nessun profilo di incostituzionalità per il decreto, ce lo dicono autorevoli giudici costituzionalisti".

Bertolaso ha quindi confermato che gli impianti di cdr saranno chiusi e trasformati in impianti di per la produzione di compost a uso agricolo e ha chiarito che "oggi i cdr hanno lavorato a pieno regime e comunque abbiamo chiesto alle forze armate di assumerne la gestione: è già a Napoli un team del genio militare al lavoro per un addestramento e per rilevare da qui a qualche giorno l'attività degli impianti".

Su Chiaiano, mentre Bertolaso è apparso attendista - "vediamo prima le analisi", Berulsconi non ha avuto esitazioni: "le relazioni tecniche a nostra disposizione ci rendono sicuri della idoneità della cava".

Il nuovo giro di vite di Berlusconi trova peraltro il consenso delle istituzioni locali, è stato lo stesso premier in chiusura a chiarire che "ho lavorato per tre ore con le autorità locali, tutti esponenti dell'opposiozione e abbiamo lavorato molto bene, loro ci hanno confortato nelle nostre decisioni, anzi è venuto proprio da loro il suggerimento esplicito perché si faccia in modo che il decreto legge abbia un iter veloce in Parlamento e non venga cambiato".
(30 maggio 2008)

mercoledì 28 maggio 2008

Napoli, card. sepe: "Contro rom la camorra e ideologia estremista"

"Ci sono state strumentalizzazioni ideologiche"

 


"Anche quando è scoppiata la rivolta nessuno ha portato un pò di latte e di cibo a questi bambini, la violenza e' stata aizzata in modo strumentale''

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Citta' del Vaticano, 28 mag. - (Adnkronos) - Nelle violenze contro i campi rom verificatisi a Napoli c'e' la mano della camorra e di un'ideologia estremista. E' quanto ha affermato questa mattina il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nel corso della presentazione del volume 'Il caso zingari' curato dalla comunita' di Sant'Egidio. ''A Ponticelli -ha detto il porporato- ci sono state strumentalizzazioni ideologiche, c'e' anche chi ha pescato nel torbido al di la' dei rom sfruttando il disagio sociale; poi c'e' la coincidenza con l'azione camorristica nella zona''.

Dal punto di vista dell'estremismo ideologico, ha sottolineato il cardinale, ha influenzato negativamente la popolazione ''un forte richiamo al nazionalismo, al provincialismo, al campanilismo. Si e' voluto in questo modo dar sfogo alla preoccupazione della gente''.

Quindi il cardinale ha spiegato: ''In questi campi rom l'unica presenza da molti anni e' quella della Chiesa e nonostante i solleciti fatti perche' si prendesse coscienza di una realta' non e' arrivata nessuna risposta. L'unica istituzione che si e' impegnata per dare istruzione ai bambini rom e' stata la comunita' di Sant'Egidio. Anche quando e' scoppiata la rivolta nessuno ha portato un po' di latte e di cibo a questi bambini, la violenza e' stata aizzata in modo strumentale''.

Se l'inferno è un'abitudine

 

di ALDO SCHIAVONE

La cosa più straordinaria che sta accadendo a Napoli in questi mesi ancora non l'ha raccontata nessuno. Eppure è sotto gli occhi di tutti, nuda, visibilissima, incomprensibile. Ed è semplicemente che mentre da ogni parte ci si affanna a descrivere un popolo in ginocchio e prostrato dal disastro, loro, invece, i napoletani, stanno rimanendo in piedi, "a farsi i fatti propri", come qui si impara prestissimo a dire.
E tutto, nell'immenso e sformato corpo urbano, continua a scorrere e ad andare in qualche modo avanti, in quella "quasi normalità" insieme parossistica e quieta che sembra sempre sull'orlo del precipizio, ma che poi non collassa mai davvero, e che è diventata, non saprei più dire da quando, l'autentico tempo storico della città.
L'altro giorno D'Avanzo su "Repubblica" citava Calvino, le battute finali di "Le città invisibili". Aveva ragione, è quello che viene in mente pensando a Napoli. "Accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più". E proprio questo è accaduto: i napoletani? pezzi cospicui delle vecchie borghesie, ma anche ampi strati popolari fino a qualche tempo fa orientati dalla classe operaia e ora senza più guide e riferimenti? hanno accettato l'inferno che gli cresceva intorno; vi si sono adattati, e ormai fanno persino fatica a riconoscerlo, tanto per loro è consueto. Hanno imparato ad avere accanto la camorra? una presenza capillare, quotidiana, che può togliere il respiro. Hanno assimilato il degrado urbano come sfondo "naturale" della loro esistenza. In cambio, hanno potuto coltivare, spesso anche con grande successo e qualche nobiltà, il proprio particolare? "i fatti propri"? si sono conquistati la possibilità di continuare a mantenere un profilo sociale definito, un livello di consumi mediamente alto per quanto, in alcune fasce sociali più esposte, spesso distorto da bisogni indotti e fittizi; sono riusciti a non perdere i contatti con la modernità economica globale e le sue occasioni, ad allargare uno spazio di crescita individuale e familiare in molti casi tutt'altro che secondario.

E in effetti, mai come oggi Napoli è stata piena di vita. Ha riserve di energia enormi? intelligenza, talenti, conoscenze, iniziativa. Esprime impresa, professioni, creatività, ricerca d'avanguardia. Riesce persino a conservare forme impensabili di dolcezza e di microsolidarietà. Ma tutto ciò si realizza soltanto sul piano dei destini personali, delle relazioni private, del lavoro e della produttività dei singoli o di piccoli gruppi. Appare bloccato, distorto, parziale. Non sa proiettarsi in una dimensione pubblica, istituzionale, di perseguimento del bene comune, di costruzione di un'appartenenza collettiva, di un autentico legame sociale generatore di un corpo civico, di una soggettività politica e civile appena degni di questi nomi.
Napoli insomma ha scambiato la salvezza privata dei suoi abitanti? o almeno quella che una loro parte rilevante ritiene essere la propria salvezza - con la completa espropriazione del suo destino pubblico. E' questo il prezzo della sua dolorosa modernità. Ha smesso di essere una città, dal punto di vista mentale e civile, e si è trasformata in uno sconfinato tessuto urbano? che continua a integrare dentro di sé frammenti di disperata bellezza ? dove si sovrappongono milioni di piani di vita ciascuno inchiodato nella sua sola dimensione privata ? a volte luminosa, a volte dannata, ma comunque senza più alcuna capacità, o volontà, o possibilità di discorso pubblico, di organizzazione solidale, di oltrepassamento del proprio particolare.
Tutto è precipitato agli inizi degli anni ottanta, dopo il terremoto. Naturalmente c'era stato un prima: allo storicismo napoletano che raccontando Napoli racconta se stesso il prima non sembra mai sufficiente, per quanto indietro si risalga. Ma resta il fatto che il dopo terremoto ha cambiato in modo definitivo la storia della città. E' stato il punto di svolta. Con la ricostruzione arrivarono di colpo a Napoli fiumi di denaro pubblico (decine e decine di migliaia di miliardi di lire). Una quota cospicua finì ? attraverso una catena di complicità e di inerzie politiche e amministrative che nessuno ancora ha davvero ricostruito? nelle mani della camorra, che la utilizzò per finanziare il passaggio (costosissimo) dal contrabbando alla droga, e per darsi una base sociale di massa (mai prima avuta) nell'antico sottoproletariato del centro storico e in quello più recente delle periferie. Si aprì così una stagione di modernizzazione selvaggia della città, certo non interamente illegale, ma dove tuttavia la nuova struttura criminale arrivava a dettare in qualche modo la forma complessiva del processo: tempi, luoghi, priorità. La cultura ? se possiamo chiamarla così ? che sorreggeva questa tragica egemonia era tutta, letteralmente, anti-Stato: cultura della violenza, della sopraffazione, della rottura delle regole, dell'affermazione spietata del singolo o del gruppo.
Fuori, la parte della città non investita direttamente dalla decomposizione malavitosa, abbandonata dalla politica a se stessa e alle sue antiche fragilità, ha risposto come poteva. Ha cercato di adattarsi e di sopravvivere, di non gettare al vento le proprie energie, di cogliere le opportunità e di fare anch'essa a meno dello Stato, sostituito da una rete "privata" di protezioni, di legami ? nazionali e internazionali ? di contiguità. Vi è riuscita, ma sacrificando completamente quel tanto di spirito pubblico e di vocazione civile che era riuscita a strappare alla propria storia. Ha soffocato nell'indifferenza la sua voce, e non riesce a ritrovare il filo della propria coscienza smarrita.
Ed è chiarissimo che Napoli, da sola, non ce la può fare a venirne fuori, a ritornare ad essere una città, a spezzare la spirale fra degrado pubblico ed egoismo privato. Ha bisogno del suo Paese e del suo Stato. Di uno Stato che innanzitutto le restituisca il suo territorio, che vi imponga ? anche con la forza ? la sua sovranità democratica, che sappia spezzare i circuiti dell'economia criminale sostituendoli con quelli di un'imprenditorialità sana e competitiva, che sappia avviare ? per prima cosa attraverso la scuola ? una gigantesca politica di recupero civile delle giovani generazioni.
Dobbiamo esserne tutti convinti: nelle strade di Napoli è in gioco l'identità italiana ? la nostra capacità di essere davvero una nazione. E se decideremo di combattere questa battaglia, dobbiamo sapere che ci aspettano giorni difficili.

Politica, camorra e fantasia

 

I carabinieri del NOE hanno eseguito il 27 maggio 25 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di dipendenti e funzionari del Commissariato ai rifiuti della regione Campania. I reati contestati sarebbero traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato e l’indagine nata da un’intercettazione avrebbe come oggetto il trattamento improprio delle ecoballe frantumate e sversate in discarica.

Il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha ricevuto un avviso di garanzia concernente un atto da lui firmato, riguardante alcune prescrizioni alle quali avrebbe dovuto attenersi Fibe s.p.a. La società Fibe del gruppo Impregilo che gestiva l’intero ciclo dei rifiuti in Campania è attualmente sotto inchiesta insieme al presidente della Regione Antonio Bassolino. Michele Greco, attuale dirigente della Regione Campania e precedentemente alla Protezione civile, risulta fra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, così come resterà “confinata” ai domiciliari Marta De Gennaro, già vice del sottosegretario Guido Bertolaso e responsabile del settore sanità della Protezione civile.

La nuova inchiesta culminata con le ordinanze del 27 maggio, portata avanti dai PM Paolo Sirleo e Giuseppe Loviello che in precedenza avevano già rinviato a giudizio i vertici della società Impregilo e lo stesso presidente Bassolino, mette in luce in maniera impietosa le profonde connivenze che intercorrono fra quella multinazionale del malaffare che è la camorra, molti rappresentanti della classe politica campana e delle istituzioni, unitamente ad elementi di spicco dell’imprenditoria nostrana.

Non è facile comprendere (e forse non lo sarà mai) se sia stata la camorra a gestire la politica, le istituzioni e le società private, oppure viceversa sia stato il “carrozzone istituzionale” a gestire la camorra, ma dovrebbe essere ormai chiaro a tutti come l’emergenza dei rifiuti di Napoli sia stata ingenerata dall’operato di questo sodalizio criminale che proprio all’interno dell’emergenza ha costruito e continua a costruire profitti miliardari sulle spalle di tutti i cittadini italiani e in particolar modo di quelli campani che oltre a pagare il conto economico come tutti gli altri, hanno perso il diritto alla salute come le esperienze di chi vive nel “triangolo della morte” stanno tristemente a dimostrare.

Il parlamentare Italo Bocchino, capogruppo vicario del Pdl alla Camera, sembra invece vivere in un microcosmo costruito ad hoc dove le inchieste dei magistrati restano relegate nel novero della fantasia e la camorra, quella vera, è costituita dai cittadini napoletani che protestano, non perché si rifiutino di accettare di buon grado un futuro di tumori per sé stessi e per i loro figli, ma semplicemente in quanto “pagati” per farlo dalla camorra stessa. Bocchino in un’intervista resa al Giornale, a metà fra il delirio onirico e l’esercizio della più becera disinformazione, rende noto perfino il “tariffario camorrista” oltretutto superscontato dal momento che a suo dire basterebbero 20 euro per far bruciare un cassonetto, 50 euro per costituire un blocco stradale e 100 euro per un’intera giornata di protesta.

Non sappiamo quanti euro siano stati necessari per indurre il deputato Bocchino a gettare discredito sulle spalle dei cittadini napoletani che protestano, anche se probabilmente si è trattato di un conto abbastanza salato, ma siamo certi che questo fulgido esempio di uomo politico nostrano non si è mai avventurato fra le fila dei contestatori di Napoli per cercare la conferma delle sue parole. Avrebbe trovato uomini e donne che stanno difendendo con i denti il loro diritto ad avere un futuro e sono costretti a combattere “gratis” ogni giorno, non solo contro la camorra ma anche contro beceri politicanti senza arte né parte che ne sostengono l’operato dispensando a piene mani la disinformazione.

lunedì 26 maggio 2008

Chiaiano, notte carica di tensione Il governo: "Via quelle barricate"

CRONACA
 

Riunione tra sindaci della zona e prefetto. "Stato non entra da porta di servizio"
L'esecutivo: fermezza. Maroni: "No all'esercito". Veltroni: "Non si usi la forza"

 

Manifestanti divisi, forse in nottata la decisione. Domani arrivano i tecnici
Bertolaso a 'Porta a porta': "Entro l'estate stop ai treni in Germania e altre regioni"


<B>Chiaiano, notte carica di tensione<br>Il governo: " src="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/rifiuti-9/nuovo-maroni/ansa_13040717_32390.jpg" width="230" />
ROMA - Notte carica di tensione a Chiaiano. Sarà, probabilmente, una assemblea che si svolgerà in nottata in piazza Rosa dei Venti a decidere la linea da tenere quando domattina alle sette arriveranno i tecnici per effettuare i sondaggi geologici nella cava.

Gli occhi, dopo la tregua sancita ieri, sono puntati sulla prefettura, dove è in corso l'incontro tra i sindaci dei comuni di Marano e di Mugnano, il presidente della ottava municipalità di Chiaiano e il prefetto Alessandro Pansa. Un incontro che è andato per le lunghe, facendo slittare già un paio di volte l'orario dell'assemblea di piazza.

La barricata. Il nodo è una barricata di cassonetti saldati tra loro, filo spinato e catene a piazza Titanic, la porta d'accesso di Chiaiano: se sarà ancora lì lo scontro con le forze dell'ordine e quindi con lo Stato, sarà molto difficilmente evitabile. E Bertolaso lancia un appello che ha contribuito a placare un po' gli animi: "Vi prego domani fateci entrare tranquillamente a Chiaiano. Siate diffidenti, ma lasciatemi lavorare: fra venti giorni tireremo le somme e sarà tutto trasparente".

Il governo e la fermezza. Il problema non è tanto quello di consentire a tecnici e macchinari di raggiungere il sito: quello lo faranno molto probabilmente da una strada secondaria, visto che per togliere tutti i blocchi messi lungo via Cupa di Cane serviranno almeno due giorni. Quanto perché il governo sull'emergenza rifiuti, e dunque anche su Chiaiano, ha messo la faccia.

Berlusconi: "Nessun cedimento". Il premier Berlusconi che anche oggi ha ribadito che non ci sarà "alcun cedimento", tanto che ad alcuni esponenti azzurri Berlusconi ha spiegato che "tra qualche giorno apriremo la gara privata per la costruzione di termovalorizzatori". In caso contrario verrebbe intaccata la linea decisionista che l'esecutivo ha gettato sul piatto in questo inizio di legislatura. E sarebbe un regalo troppo grande per tutti gli altri comuni dove dovranno essere realizzate le discariche previste dal decreto e che aspettano di vedere come va a finire la partita di Chiaiano.
 

"Lo Stato non entra dalla porta di servizio". I messaggi alla piazza sono stati dunque inviati in maniera netta: quella barricata deve essere rimossa. E l'arrivo a Napoli di quasi 1.500 uomini delle forze dell'ordine è forse il segnale più indicativo. "Lo Stato non entra dalla porta di servizio" ha detto chiaro e tondo il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, ai rappresentanti dei manifestanti. Concetti ribaditi oggi dal ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Bertolaso ha evitato di affrontare direttamente l'argomento, ma ha ribadito che "domani mattina alle sette i tecnici entreranno nel sito". E da palazzo Salerno, dove oggi si è tenuta la prima riunione del tavolo dei tecnici, fanno filtrare che gli stessi rappresentanti indicati dai cittadini di Chiaiano hanno firmato il verbale in cui si ribadisce che verrà consentito l'accesso alla cava per effettuare tutte le analisi necessarie, come stabilito ieri.

Manifestanti divisi. Resta l'incertezza sulle barricate. Gli amministratori locali, dal sindaco di Marano a quello di Mugnano, hanno lanciato un appello ai cittadini chiedendo esplicitamente che si cominci a smobilitare. Ma gli stessi manifestanti sono tra loro divisi tra i duri e chi è disposto a dare fiducia alle istituzioni. Impossibile, per ora, prevedere come andrà a finire.

L'esercito. Intanto si dibatte sull'eventualità dell'utilizzo dell'esercito per il presidio di siti e impianti, le cosiddette 'aree di interesse strategico nazionale'. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha spiegato di non essere d'accordo con l'uso dell'esercito per funzioni di ordine pubblico. E anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha fatto sapere che le forze armate possono essere impiegate solo in ausilio e su richiesta del sottosegretario Bertolaso.

Veltroni.
Contrario all'utilizzo dei militari anche il Pd che, comunque, è d'accordo con la determinazione del governo nel contrasto all'emergenza: "Bisogna cercare di evitare l'uso della forza il più possibile - ha sottolineato Walter Veltroni - e, insieme all'elemento della determinazione nel portare a compimento questo risultato, bisogna che ci sia qualcosa che attiene alla cultura, al senso del vivere civile, ad uno spirito di comunità, che se si rompe, finisce per creare solo conflitti tra quartieri, regioni, etnie. Ed è l'inizio della fine".

Iter del decreto. Da domani inizierà l'iter del decreto, contenente anche i siti individuati per le discariche (e dunque quella di Chiaiano, sul quale entro 20 giorni ci sarà il verdetto di idoneità), alla Camera. Il testo sarà assegnato alla commissione Ambiente e dovrebbe procedere speditamente per arrivare in Aula tra 10-15 giorni. E in commissione verranno sentiti al più presto, forse già giovedì il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e il sottosegretario Guido Bertolaso, che stasera ha parlato della situazione a 'Porta a porta'.

Bertolaso a 'Porta a porta'. "Entro l'estate cesserà il trasporto di rifiuti via treno in Germania, così come verso le altre regioni", ha annunciato il sottosegretario che ha anche parlato della realizzazione dei termovalorizzatori: "Oggi ho scritto al sindaco di Napoli chiedendogli di indicarmi un sito per realizzare il termovalorizzatore di Napoli: ha trenta giorni di tempo per decidere, poi bisogna cominciare i lavori". Quello di Salerno, ha spiegato, sarà pronto entro due anni-due anni e mezzo; per Santa Maria la Fossa c'è il progetto ed il terreno i lavori cominceranno entro il 2008; per quello di Acerra, ha aggiunto, "ho la tempistica ma non la dico, ma sarà una data che segnerà la svolta". Sul termovalorizzatore di Acerra ''ho le tempistiche, ma mi guardo bene dal dirle. Quando sarò sicuro dell'accensione del termovalorizzatore, lo dirò e sarà una data importante''.

Discariche. Il sottosegretario ha fatto un accenno anche alla discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento e quella di Savignano Irpino, in provincia di Avellino: "Saranno pronte entro la metà del prossimo mese", ha spiegato Bertolaso. "Per Terzigno - ha aggiunto - dobbiamo riprendere l'attività con la comunità locale. Per domani è previsto un incontro con il sindaco, ma Terzigno è un luogo sicuramente importante". Mentre per Valle della Masseria del re, sito accanto a quello di Macchia Soprana nel territorio di Serre e unico funzionante, Bertolaso ha detto che "sarà l'ultima opzione a cui si farà ricorso", anche perché "intendo rispettare l'accordo dei miei predecessori". "Entro fine anno - ha sottolineato - ogni provincia della Campania dovrà avere una sua discarica, evitando così malumori e proteste".

Allarme caldo. Il sottosegretario, infine, ha lanciato un allarme: con il caldo, ha detto, "i rischi sanitari ci sono". "Oggi - ha aggiunto - ci sono stati 31 gradi all'ombra, domani se ne prevedono 32, e il trend è destinato a non diminuire. Il problema sanitario c'è con i rifiuti che rimangono per strada".

Campania. J'accuse.

25 Maggio 2008

 

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Signor Presidente della Repubblica Italiana,
permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno avete fatto, di inviarmi la Vostra approvazione per la mia raccolta di testimonianze sul precariato, di dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sulla Repubblica che rappresentate, soltanto quell'abominevole affare della Campania!
Per ordine di un Consiglio dei ministri, la gestione criminale dello smaltimento dei rifiuti in Campania degli ultimi venti anni è stata trasformata in un problema di ordine pubblico, ignorando la verità e qualsiasi giustizia. È finita, l’Italia ha sulla guancia questa macchia, la Storia scriverà che sotto la Vostra presidenza non è stato punito questo crimine sociale. E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, la chiederò io, poiché ho promesso di dirla e di cercarla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice. Le mie notti sarebbero abitate dallo spirito delle persone innocenti che espiano colpe non loro. Ed è a Voi signor Presidente, che io griderò questa verità.
Per prima cosa, la verità sulle discariche dei rifiuti industriali delle aziende del nord Italia sepolte in discariche abusive dalla Camorra. La verità sull’aumento dei tumori nel triangolo della morte di Nola, Acerra e Marigliano. La verità sulle sostanze radioattive, sui rifiuti cancerogeni scaricati alla luce del sole, in modo incessante, con i camion, dove le autorità non potevano non sapere. Emma Marcegaglia stanzi un fondo della Confindustria per la bonifica a carico delle aziende che hanno inquinato la Campania, se così non fosse, sia lo Stato a ricercare i responsabili, a liquidare le loro aziende e destinare i proventi a un Commissariato sotto la Sua autorità.
Per seconda cosa, la verità sulle connivenze tra la Camorra e le istituzioni in Campania, sulla gestione dei politici che hanno devastato la Sua regione in questi anni, sulle assunzioni clientelari, sulle coperture di partito bipartisan, sulla mancata destituzione del Presidente della Regione Antonio Bassolino, sotto processo per il ruolo di commissario per l’emergenza rifiuti insieme a Pier Giorgio Romiti, ex amministratore delegato della Impregilo, e ad altri nomi eccellenti. La verità sulla mancata destituzione di Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, alla quale si può imputare, senza ombra di dubbio, una totale incapacità come amministratrice per l’emergenza rifiuti. La verità sulla mancata ricerca dei responsabili delle decine di società di smaltimento dei rifiuti, così vicini ai politici e per questo inamovibili. La verità sulla loro mancata sostituzione di fronte all’evidenza del disastro annunciato.
Per terza cosa, la verità sui fondi europei, sui miliardi di euro destinati alla Campania in questi molti anni. La verità sul loro ammontare, sulla loro destinazione, sul loro utilizzo, su chi li ha gestiti, sui depuratori non funzionanti e, forse, neppure avviati, sulle bonifiche dei siti inquinati mai portate a termine, sulle strutture inesistenti per la raccolta differenziata, sugli impianti per il riciclo di carta, vetro, plastica che dovrebbero esserci, ma non ci sono.
Solo dopo l’accertamento di queste verità, si potrà procedere a porre sotto segreto di Stato le discariche, a militarizzare la Campania, a inviare la Polizia contro i cittadini, anche a manganellarli, se necessario. Solo dopo l’accertamento di queste verità si potrà pretendere dai campani un comportamento rigoroso, ispirato alla correttezza civile senza alcuno sconto verso le Istituzioni e verso la propria coscienza. Solo dopo l’accertamento di queste verità, caro Presidente, solo dopo la cacciata dei primi responsabili politici dello sfascio, si potranno chiedere sacrifici ai cittadini, prima si devono porgere loro le scuse dello Stato che non ha saputo proteggerli e che oggi li criminalizza.
Quanto alla gente che accuso, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima.
Vogliate gradire, signor Presidente, l'assicurazione del mio profondo rispetto.” Beppe Grillo

Lettera liberamente ispirata a "J'accuse" di Emile Zola.

----> Segui gli avvenimenti di Chiaiano su Meetup Napoli. Clicca.

Scontri a Chiaiano

 

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E' scoppiata nella notte la rabbia dei manifestanti di Chiaiano, quartiere di Napoli, individuato come sito per una discarica. La situazione è davvero delicata. Si contano già undici feriti e tre fermi. Un agente è rimasto ustionato da una molotov, un ragazzo è finito all'ospedale dopo essere caduto da un parapetto.

Su YouTube ci sono già tantissimi video (qualcuno potete vederlo in questo post) caricati dai manifestanti che si sono presentati con videocamere e videofonini.

"Lo sapevamo che non avrebbero risparmiato questa zona. L'inserimento di Chiaiano nella lista dei siti è un dispetto. Noi non arretreremo". Queste le parole dei presenti che per tutta la notte hanno tenuto testa alle forze dell'ordine. Gli scontri sono stati davvero duri e la situazione non è per nulla rientrata.

Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, in merito agli scontri tra polizia e manifestanti a Chiaiano ha detto: "Il mio augurio e invito è che la polizia usi il massimo di comprensione possibile e il minimo di forza, però è anche evidente una cosa, che i cittadini si devono rendere conto che la situazione è cambiata, adesso ci troviamo di fronte a una legge firmata dal presidente del consiglio e controfirmata dal presidente della Repubblica". Parole inutili dato che sono state lanciate bombe-carta e molotov verso la polizia schierata. Rimosso verso mezzogiorno l'autobus che bloccava gli accessi alla discarica.

Per seguire la situazione in tempo reale visitate Repubblica, Tgcom e Corriere.

Qui sotto il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in merito ai siti prescelti:
Il decreto di misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza rifiuti in Campania è stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 del 23 maggio. Il provvedimento, ora in vigore, prevede che lo stato di emergenza cessi il 31 dicembre 2009. Nel testo è contenuta la nomina del neo sottosegretario Guido Bertolaso e l'elenco delle 10 discariche da utilizzare per lo smaltimento dei rifiuti.
Si tratta di:
Sant'Arcangelo Trimonte (Bn) località Norecchie,
Savignano Irpino (Av) località Postarza,
Serre (Sa) località Macchia Soprana e Valle della Masseria,
Andretta (Av) località Pero Spaccone,
Terzigno (Na) località Pozzelle e Cava Vitiello,
Chiaiano (Na),
Caserta località Torrione (Cava Matroianni),
Santa Maria La Fossa (Ce) località Ferrandelle

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Commenti

1. Flora, 2 giorni fa, ore 15:54

sono di Milano e non riesco a capire fino in fondo queste proteste/insurrezioni popolari anti-discarica o meglio anti-tutto. Anche da noi sono state fatte discariche, inceneritori e quant'altro e non erano certamente tecnologicamente avanzate come quelle che si dovranno realizzare in Campania (da noi ci sono da più di 20 anni). Anche qui ci sono state proteste (vedi Figino/Pero). E' ora di finirla con i boicottaggi che portano solo alla situazione che abbiamo tutti sotto gli occhi. Da qualche parte la "monnezza" va stoccata. Che se ne facciano una ragione!

2. Alieno, Ieri, ore 00:32

Il dissenso in un Paese civile e democratico è legittimo.

Ma questa roba non è dissenso, nè manifestazione di protesta.

Inutile mentire, questi dimostranti son tutto tranne che civili, democratici ed intenzionati a far valere i loro diritti in maniera civile. Un conto è cartellonistica, slogan, discorso, canto, ballo e quel che si vuole. Un conto è cercare lo scontro andando addosso alle forze dell'ordine: a qual scopo? Per manifestare non serve mica, nè per un dialogo serve il contatto così.

L'intento dunque è lo scontro e la polizia deve difendere democrazia, civiltà e Stato, affinchè siano ancora parole credibili, autorevoli.

Quegli pseudodismostranti son tutto, ma non quel che dicono di essere. Chiamateli fascisti o comunisti, violenti o furbetti provocatori, ma certo non han cultura civile nè civica e ci fanno vergognare.

Mi scuso con le forze dell'ordine costrette ad un lavoro ingrato da esercitare contro ingrati.

Alieno

domenica 25 maggio 2008

Gomorra guarda Gomorra

 

Cinema Barnoe, Melito (NA)

 

Il racconto: al cinema con la gente di Scampìa, dove è stato girato il film tratto dal libro di Saviano. I guaglioni del clan degli scissionisti fanno il tifo e "avvertono" i rivali.

A Scampìa non c'è un cinema. E forse è anche questa una delle ragioni dei suoi mali. Del degrado, delle piazze-spaccio di droga, della camorra, dell'eterna sfida tra il clan Di Lauro, il clan universale ed ecumenico che raccoglieva tutti e dominava su tutto

E degli scissionisti che decidono di ribellarsi. Non volevano più sottostare al figlio del boss Ciruzzo 'o milionario. Della guerra e dei morti, delle sparatorie di tre anni fa che hanno portato questo quartierone alla ribalta delle cronache mondiali. Non c'è cinema, dunque. Ci sono i cartelli pubblicitari di Gomorra, il film di Matteo Garrone in concorso a Cannes tratto dal libro di Roberto Saviano e che racconta proprio di quella guerra del 2005.
L'invito è di andare a vedere la pellicola al cine-teatro Barone nella vicina Melito. Bisogna fare un paio di chilometri nel vialone della monnezza. Il Barone è un vecchio cinema di periferia. Di quelli che non si vedono più. Stile anni Sessanta, un grande salone di ingresso con le luci gialle, un pavimento anni Cinquanta, il botteghino a sinistra, un bancone che funge da bar sulla destra con lo stesso anziano signore che stacca i biglietti e poi attraversa il salone per servire Coca-Cola e acqua minerale. Non si vendono birre, solo qualche biscotto salato e pop corn già cotti, certo non invitanti. La sala per la visione è molto grande, seicento posti con le poltroncine in tessuto rosso, il maxischermo raccolto in un grande sipario di velluto dello stesso colore: all'occorenza diventa palco per il teatro. Il biglietto costa 4,65 ma te ne fanno pagare cinque se non sei della zona, ed è meglio non chiedere spiegazioni. Il pubblico arriva lentamente e piano piano prende posto. Ci sono quattro coppie di mezza età, i mariti si siedono su una fila, le mogli su quella davanti. Parlottano. Poi arrivano i «guaglioni». Nel film, che è girato d'estate, non viene mostrata un'usanza locale: i ragazzi vestono prevalentemente in tuta. È una moda che lanciò il primo grande boss di Secondigliano, Gennaro Licciardi, 'a signa, la scimmia, per il suo aspetto animalesco: morì in carcere quindici anni fa per un'infezione. Licciardi vestiva sempre in tuta da ginnastica per essere più agile e pronto a scattare. Anzi, a scappare. Un capo deve essere pronto all'azione. Da allora anche i «bossetielli», gli aspiranti tali, comunque chi vuole essere rispettato, sono sempre in tuta come se stessero per andare in palestra. Tute di marca. Quella del Calcio Napoli, o di qualche griffe americana.
Non prendono posto assieme, si mettono distanti i ragazzi come se non volessero farsi notare. Il film come il libro provocano fastidio. Saviano per loro non è pericoloso, ti dicono che è solo «un buffone che s'è fatto i soldi sul sistema» che poi è il modo in gergo per chiamare la camorra. Alla fine gli spettatori saranno appena 57 per lo spettacolo principale della sera. Un flop. Comincia il film, la prima scena è quella di un gruppo di ragazzi che si sta facendo le lampade abbronzanti e viene trucidato da altri guaglioni ex amici. Il pubblico mormora, due ragazzi commentano: «Ua, comme se so' fatt bell», come li hanno ammazzati bene. La pellicola scivola via si cominciano a vedere spezzoni di Scampìa, gli spettatori li riconoscono. Spunta nella narrazione il boss casertano che parla con una inflessione quasi pugliese e ammonisce i due ragazzini che giocano a fare i capetti: «Ve taglio 'a chepa», mentre in napoletano si dice «a' capa», la testa, vi taglio la testa. E in sala si ride. Si odono commenti: «Hai sentito che ha detto?». Il boss casalese viene deriso: «'A chepa! Ma come parli!». E poco dopo nella scena successiva sul grande schermo anche i due attori-piccoli boss prendono in giro l'omone del Casertano per quella buffa pronuncia.
Il film si scalda. I clan dell'area nord di Napoli nella finzione cinematografica (ma è accaduto sul serio) cominciano a guerreggiare e la battaglia attraversa le famiglie. Maria si ritrova il marito in carcere per un clan, e il clan la mantiene, e il figlio che sta per andare con gli altri, gli scissionisti. Lei spiega il suo dramma all'emissario del boss che prova a tranquillizzarla e le garantisce che i ribelli perderanno. Ma qui la sala è a due passi dal quartier generale degli scissionisti. Per questo il pubblico mormora.
I ragazzi inveiscono contro il grande schermo e protestano con l'uomo del boss di Secondigliano: «Si' proprio sicure che vincite vuje?», sei proprio sicuro che vincete voi?. E un altro insiste: «Vire che po' fennesce e n'ata manera», vedi che poi finisce in un altro modo. Un terzo si fa minaccioso: «Statt accuort». Finzione e realtà si fondono. Come quando accadeva con i film di Sylvester Stallone, il pubblico si accendeva come allo stadio e cominciava ad incoraggiare il suo beniamino. Come coi film di Don Camillo e Peppone. Ma quelle erano storie inventate. Erano vicende tutt'al più tratte dalla realtà.
Qui no. Gomorra racconta fatti accaduti, eventi successi. Non sono quartieri immaginari, qui è proprio l'epicentro delle storie narrate e dei set dove tutto è successo e dove sono state anche girate le scene del film. Il film è finito, si accendono le luci. Le quattro coppie di mezza età si guardano interdette. E uno dei mariti confessa: «È tutto vero, tutte queste cose noi le sappiamo. Ma vederle al cinema fa proprio impressione». Forse più della realtà. (Foto Agnfoto)

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