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lunedì 8 settembre 2008

La camorra a mezzo stampa e Saviano sfida i legali dei boss

Lo scrittore chiude il Festival di Mantova
con una denuncia su crimine e informazione

di FRANCESCO ERBANI

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Roberto Saviano al Festival di Mantova

MANTOVA - "Ognuno di voi lettori fa paura". Fa paura ai poteri camorristi che lui racconta. La voce di Roberto Saviano scende sul silenzio della platea del Teatro Sociale di Mantova, pieno fino all'ultimo posto. "Oggi sono 695 giorni che vivo sotto scorta. 11.120 ore. Non prendo treni, non salgo in macchina. Ho il sogno di una casa. Ma a Napoli l'ho cercata in via Luca Giordano, via Solimena, via Cimarosa. Niente. A Posillipo hanno chiesto un appartamento per me i carabinieri. Avevano risposto sì. Quando hanno visto che ero io, hanno detto: l'abbiamo affittata un'ora fa".
Gli accessi del teatro sono controllati, agenti in borghese camminano fra le poltrone, quattro di loro stazionano sul palco. In platea - dice Saviano - anche gli avvocati dei boss che in aula lessero una lettera di minacce allo scrittore, al giudice Raffaele Cantone e a Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino.
Le parole di Saviano raccontano la camorra a mezzo stampa, disegnano lo spazio stretto di una narrazione alla quale è impedito il movimento libero e che è costretta a esprimersi in uno stato di limitazione che è l'antitesi del narrare e in fin dei conti della letteratura. Ed è a questo valore simbolico che si sono richiamati gli organizzatori del Festival mantovano chiedendo allo scrittore campano di chiudere la dodicesima edizione. Saviano è arrivato a Mantova con la sua scorta, "la mia falange", lasciando fino all'ultimo in sospeso gli organizzatori che hanno potuto comunicare la sua presenza solo venerdì mattina. Ottocento i biglietti venduti, svaniti nel giro di un'ora. Fuori al teatro si assiepa una folla silenziosa e ordinata.
Saviano, camicia bianca e jeans, racconta come certa stampa locale si sia fatta megafono della camorra, con i suoi titoli e le allusioni, Pochi giorni dopo l'omicidio di don Peppe Diana, Il Corriere di Caserta titola "Don Peppe Diana era un camorrista": sono le parole di un boss, compaiono fra virgolette, ma per il giornale hanno un crisma di verità. Quando viene arrestato, l'assassino del sacerdote, De Falco, viene definito "boss playboy" e segue un pezzo sulle doti amatorie di altri camorristi. Quando è sequestrato il piccolo Tommaso Onofri, il giornale Cronache di Napoli titola: "Tommaso, il dolore dei boss". Qualche giorno dopo viene trovato il corpo di Tommaso. Titolo su Cronache di Napoli: "Tommaso è morto: l'ira dei padrini".

Quando viene catturato un cugino di Francesco Schiavone, il titolo suona: "Cicciariello arrestato con l'amante". Il boss Prestieri viene dipinto come appassionato d'arte. Si racconta la passione di capoclan per la poesia e la narrativa. Un killer vince un premio letterario.

Un altro titolo: "Sandokan a Berlusconi: i pentiti sono contro di noi". "Ma noi chi?", si chiede Saviano. E prova a rispondere. "Io sono un imprenditore, dice di sé Sandokan, e mi rivolgo al numero uno degli imprenditori, perché i pentiti non sono altro che concorrenti sleali".
Le parole dette e scritte, rilanciate dai titoli. I ragazzi di Casal di Principe che recitano, come una cantilena: "Gomorra è pieno di favole, sono solo favole". Dalla carta stampata alla tv. Sullo schermo parte un video. La sorella di uno Schiavone, in un programma Mediaset, senza apparire fa sentire la sua voce a proposito di Saviano: "Ma cosa gli abbiamo fatto noi di Casale, gli abbiamo violentato la fidanzata?". Lo scrittore alza il viso dallo schermo: "Chi di voi dopo queste parole può dire che non è successo niente? Questa notte pensate se qualcuno viene da voi e dice queste parole, domandatevi se la vostra vita d'improvviso non diventa un pericolo per chi vi sta vicino".
Gli avvocati dei boss che in aula hanno letto la lettera dei boss "sono qui in platea", dice Saviano. "Sono contento che vengano tutte le volte che parlo in pubblico. I vostri assistiti fateli venire direttamente, o pensate che io abbia paura? Ce lo diciamo sempre io e i miei ragazzi: noi non facciamo paura perché non abbiamo paura. È la letteratura che li terrorizza. Sono i lettori che fanno paura". La gente applaude in piedi, a lungo. Saviano si siede, le mani sul viso.
Il festival si chiude con un bilancio a tinte rosee. Cinquantasettemila biglietti staccati. Ventitremila presenze agli appuntamenti gratuiti. Totale: ottantamila sono le persone che hanno frequentato da mercoledì pomeriggio a ieri i 225 incontri della dodicesima edizione del Festivaletteratura, un dieci per cento in più rispetto alla precedente. Eppure non sono le quantità gli elementi che più soddisfano gli organizzatori.
Mantova consolida la sua formula, in qualche modo la intensifica. Ieri mattina Gillo Dorfles, presentando il suo Horror pleni e parlando del conformismo, ha detto che esiste un conformismo positivo, molto minoritario, e un conformismo negativo, di gran lunga maggioritario. "Il Festivaletteratura è una forma di conformismo positivo", ha detto l'anziano studioso di estetica, architettura e design. È molto simile a sé stesso ogni anno che passa, sempre più orientato a raccogliere pubblici diversi, ad allargare i confini dell'idea di letteratura e correttamente inserito in un contesto urbano che attribuisce molto senso ai racconti, alle riflessioni e ai dibattiti. La sua formula, autori che raccontano e si raccontano, viene ripetuta.
Jonathan Safran Foer, una delle poche star di questa edizione (insieme a Daniel Pennac, Hans Magnus Enzensberger, Carlos Fuentes e Scott Turow), ha animato un incontro molto frizzante con Gad Lerner, che si è chiuso con la lettura, commossa, dell'ultima pagina di Molto forte, incredibilmente vicino da parte di Lella Costa.
Il giovanissimo scrittore americano si è messo all'estremità di una tastiera che poi ha fatto suonare le note di Ezio Raimondi, il quale ha raccontato come la lettura sia il modo migliore per incontrare l'altro; o di Boris Pahor, che ha narrato la storia di un sopravvissuto dalla Necropoli (questo il titolo del suo libro) dei campi di sterminio; passando per Paolo Giordano, Diego De Silva e Valeria Parrella, che ieri hanno messo a confronto le loro idee di Napoli, emerse anche nell'incontro che Marco Rossi-Doria, il maestro di strada, ha avuto con Eraldo Affinati. Letteratura e narrazioni sono state il perno dell'incontro di Alberto Arbasino, autore di L'ingegnere in blu, un ritratto di Carlo Emilio Gadda. Poi la letteratura ha lasciato il posto alla matematica, alla filosofia, all'architettura e alle performances - i comizi, ad esempio, lettura di testi del passato per la voce di scrittori contemporanei.
Il Festival si è radicato nella città e lascia un sedimento che dura tutto l'anno: il libro scelto per una serie di letture di qui alla prossima edizione è Amore e ginnastica di Edmondo De Amicis. Il testimone passa alla tredicesima edizione.

mercoledì 9 luglio 2008

Pino Daniele e Napoli, un coro di felicità

 

L´entusiasmo dei 40mila in piazza Plebiscito. Fischi a Gigi D´Alessio

di Gino Castaldo

Una cosa è certa, Pino Daniele canta ancora Napul´è mille culure, ventisette anni dopo averlo fatto la prima volta in questa stessa piazza del Plebiscito, simbolo dell´incrocio urbanistico borbonico-cattolico del ventre della città. È la realtà che ora è cambiata. Il sole, il mare, certo, ma il paesaggio è dominato dai colori cupi dell´immondizia e del degrado. Ma i cantanti servono anche a questo: a far rinascere i colori, la voglia di riscatto tra le macerie. La più bella e celebrata canzone di Pino Daniele la cantano tutti insieme, come una languida "we´re the world" partenopea in questa serata dal sapore catartico per Napoli: il protagonista, il pubblico e poi Nino D´Angelo, gli Avion Travel, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello e perfino Gigi D´Alessio fischiato dalla piazza (dove a un certo punto è apparso lo striscione, presto fatto levare, "ho pagato 25 euro per un camorrista") fin dalla presentazione dal palco di Milly Carlucci, lì per la discutibile diretta su RaiUno (canzoni interrotte per gli ospiti, per leggere un comunicato del presidente Berlusconi, per la pubblicità...).
Gli artisti sono sul palco tutti insieme - cosa insolita per l´ambiente musicale partenopeo, storicamente minato da invidie - per Napoli. Pino con la sua vecchia favolosa band, quella con James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso e Tullio De Piscopo a cantare Je so´ pazzo, Yes I know my way... e poi i musicisti che lo hanno accompagnato in trent´anni di canzoni. Nino D´Angelo divide il palco con D´Alessio, e soprattutto D´Alessio lo divide con Pino Daniele, dopo essersi mandati a quel paese per anni. «Che vuol dire essere diversi?», ha dichiarato Daniele «ho messo da parte il mio sessantottismo, e poi adesso per Napoli è il momento di mandare messaggi diversi. Gigi è uno che ha fatto la sua strada, in direzione pop, alla fine è come Eros Ramazzotti». Gigi D´Alessio è gongolante. Per lui è una vittoria sul campo, malgrado i sonori dissensi del pubblico: «Prima di tutto era Pino che parlava male di me, e io mi limitavo a reagire. Non avrei mai potuto dire che la sua musica non mi piaceva.

Sarebbe stata una bugia. Poi quando ci si incontra cambia tutto, ci siamo divertiti a suonare insieme. Sì, lo so, su quel palco mi vedono come un intruso, sono come l´Aids, da evitare. Ma non m´importa. È un momento bellissimo». Dunque un idillio. Tanto da affidare proprio a D´Alessio la rogna della serata, ovvero la canzone 'O scarrafone, con quel contestato verso: "questa lega è una vergogna". «Intanto c´è stata anche la Lega del sud» ha scherzato Pino Daniele, «e poi io ho già dato. Ho perso la causa con Bossi è ho pagato 40.000 euro, quindi la faccio cantare a D´Alessio». Il quale conferma e si dice imbarazzato sul fatto di cantare quel verso: «Del resto la canzone è di Pino, non posso mica cambiarla. La responsabilità è sua».
Sorrisi e gentilezze, dunque, nonostante le critiche di Daniele al Comune di Napoli («e non a Bassolino», ha precisato) in riferimento agli spostamenti di sede del concerto. Una minuzia.
La piazza con i suoi 40mila entusiasti spettatori è bella, emozionante, tranquilla anche se le avvisaglie della mattina davano segnali diversi. Disoccupati organizzati, riuniti in varie sigle, avevano occupato il palco, bloccato una linea della metropolitana... È finita con dieci arresti, una trentina di denunce a piede libero. Ben ottomila spettatori hanno chiesto il rimborso del biglietto quando si è scoperto che il concerto era spostato a piazza Plebiscito dove di solito si va senza biglietto. E saggiamente l´organizzazione ha lasciato entrare a piccoli gruppi quelli rimasti fuori (almeno 10mila, oltre i 30mila paganti, compresi quelli che hanno versato 50 lattine per un ticket per la sensibilizzazione sulla raccolta differenziata) per non avere vuoti imbarazzanti e nè problemi di ordine pubblico. La diretta Rai esigeva un certo decoro.

(09 luglio 2008)

venerdì 27 giugno 2008

Brian Eno al museo 'Madre' di Napoli

 

SUONI E COLORI

Due installazioni di Brian Eno
al museo 'Madre' di Napoli

Associare il movimento della luce alle infinite variazioni del suono. E' la poetica dell'artista-compositore inglese che pensa l'opera d'arte come qualcosa in divenire

 

Brian Eno Napoli, 24 giugno 2008 - 'Surrender lounge proposal. 77 milion paintings' e 'Aurelia', sono le ultime opere di Brian Eno, progettate appositamente per gli spazi del museo di arte contemporanea di Napoli. La prima già conosciuta al pubblico napoletano, mentre la seconda è composta da un incrocio di suoni di 8 campane non sincronizzate, trasmessi da riproduttori posizionati all'interno del cortile del museo.

Nell'esprimere le proprie emozioni, soprattutto attraverso i colori, si sente molto più mediterraneo che inglese  Brian Eno, il famoso compositore, musicista ed artista inglese, che sarà presente al museo 'Madre' di Napoli fino al 15 settembre. ''E' da tempo che associo il movimento della luce con le infinite variazioni del suono - afferma l'artista - . Le mie opere coniugano la staticità classica della pittura con il movimento della musica intrecciandole insieme e creando un luogo astratto dove l'anima trova un momento di riposo. L'arte - prosegue Eno - per natura sfida, mette in discussione chi la osserva creando emozioni contrastanti. Il mio obiettivo è trasmettere una serenità che nasce da un senso di 'resa' , una delle emozioni più importanti dell'essere umano''.

'Surrender lounge proposal. 77 milion paintings' propone un 'quadro' di plasma che mostra all'infinito una serie di combinazioni di colori e musiche gestite da un software che compone, appunto, 77 milioni di immagini diverse tra loro e 9000 sarebbero gli anni necessari per vedere tutte le possibili combinazioni tra suoni ed immagini. ''E' il futuro dell'arte - spiega - creare un'opera d'arte incompleta ma sempre in evoluzione. Pensate ad un giardino, l'uomo che semina vede solo in parte il suo lavoro che continuerà a vivere ed evolversi anche dopo la sua scomparsa''. Anche 'Aurelia' è in divenire, i rintocchi si sovrappongono ad intervalli irregolari realizzando un armonico/stonato intreccio di suoni. ''Ho provato un primo montaggio - racconta Eno - ma non mi ha soddisfatto. Anche l'attuale mescolanza di suoni non mi soddisfa. Probabilmente la cambierò''.

venerdì 13 giugno 2008

X edizione per il NapoliFilmFestival

Milos Forman e Willem Dafoe tra le star che dal 6 al 16 giugno illumineranno Castel Sant’Elmo

Mario Monicelli, Milos Forman, Willem Dafoe (nella foto), Julien Temple, Toni Servillo, Alessandro Gassman. Sono loro gli ospiti della decima edizione del NapoliFilmFestival, la rassegna che si terrà dal 6 al 16 giugno al Castel Sant’Elmo. Una nuova sede che offrirà scenari di grande fascino alla kermesse cinematografica: le proiezioni si svolgeranno nel grande auditorium e in antiche sale del castello che per l’occasione si trasformeranno in moderni cinema e all’America Hall, la multisala sita a pochi metri dalla fortezza.

Diverse le novità dell’edizione 2008. Da quest’anno il NapoliFilmFestival, organizzato nell’ambito di VisioNa, la nuova annale delle arti visive a Napoli cominciata due mesi fa con Comicon, aprirà all’animazione ospitando un’anteprima di CartooNa.

Oltre ai concorsi Europa, Mediterraneo (lungometraggi di artisti della sponde europea e di quella nordafricana e mediorientale del bacino), Schermo Napoli Cortometraggi e Schermo Napoli Documentari (fiction o documentari girati a Napoli o diretti da registi napoletani), nasce la sezione Nuovo Cinema Italia, riservata alle produzioni italiane indipendenti e a basso budget che rischiano di non arrivare in sala. “Dopo il successo de “Il vento fa il suo giro” – spiega il direttore artistico del Mario Violinic’è un nuovo fenomeno nel nostro cinema indipendente: la proposta diretta in sala di film al di fuori dei listini delle normali case di distribuzione. Abbiamo creato quindi un’apposita vetrina che dia visibilità a questi film, offrendo inoltre al vincitore della sezione la stampa di cinque copie presso la Technicolor per favorirne la successiva diffusione nazionale”.

In programma le retrospettive che includono, oltre ai film dedicati agli ospiti, alcuni capolavori restaurati del nostro cinema. Un omaggio anche al compianto regista Cyrill Collard con la presentazione della versione integrale inedita in Italia di “Notti Selvagge”, tra le più dure e incisive denunce sul dramma dell’AIDS), e della videointervista “Hommage à Collard”.

Come sempre il NapoliFilmFestival dedicherà un ampio spazio alle filmografie di paesi lontani; quest’anno sarà la volta del Tibet, Di Cuba e dell’Africa nera.

Il NapoliFilmFestival estenderà la sua visione anche al teatro grazie alla collaborazione con il nuovo Napoli Teatro Festival Italia attraverso quattro percorsi cinematografici legati ad altrettanti spettacoli della rassegna teatrale, “Le Troiane”, “Medeè”, “Rendez-vouz chez Nino Rota” e “A causa mia”. Tra i film proposti “Le Troiane”, di Vittorio Cottafavi e tre diverse visioni di “Medea” nelle pellicole di Pier Paolo Pisolini, Lars Von Trier e Tonino De Bernardi, autore di “Medee Miracle”, inedito in Italia, con Isabelle Huppert.

 

venerdì 6 giugno 2008

Al via ‘Napoli Teatro Festival Italia’

2.000 spettacoli in citta’ fino al 29 giugno

Al via ‘Napoli Teatro Festival Italia’


Il direttore artistico, restituiamo alla citta’ la condizione di capitale europea che le spetta

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Napoli – Taglio del nastro venerdì 6 giugno per il Napoli Teatro Festival Italia, la rassegna internazionale in programma nel capoluogo partenopeo fino al 29 giugno. Con la direzione artistica e organizzativa di Renato Quaglia, la kermesse accende i riflettori sull’arte e la cultura, regalando al pubblico 200 spettacoli che vedono coinvolti 2mila artisti, provenienti da 15 Paesi e 38 debutti. Il festival realizza inoltre anche un progetto produttivo e promozionale che costituisce una compagnia teatrale del Festival europea, che produce tra l’altro nuove creazioni ideate per il Festival.

Trenta i siti in cui si snoderà la kermesse, che ha promosso partnership con organismi teatrali e culturali partenopei: la prima edizione elenca collaborazioni con 35 realtà e istituzioni napoletane.

In particolare, il Napoli Teatro Festival Italia intreccia una relazione con il Napolifilmfestival, diretto da Davide Azzolini e Mario Violini.La programmazione di questa sezione sarà collegata alla messinscena dei tre spettacoli: Rendez-vous chez Nino Rota, Médée, Le Troiane.

Nel corso della rassegna sono previsti anche incontri con attori, registi e autori teatrali, grazie alla collaborazione della Fondazione Premio Napoli, presieduta da Silvio Perrella. In una formula innovativa, a metà tra la conferenza stampa e la conversazione, giornalisti, addetti ai lavori, membri dei comitati di lettura del Premio Napoli, docenti e studenti universitari saranno invitati a discutere con gli artisti del Festival. Tra i moderatori Luca Scarlini, Gabriele Frasca e Sabina Ciuffini. Le sedi, oltre alle sale del Premio Napoli a Palazzo Reale, saranno il Gran Caffè Gambrinus, sul lato di via Chiaia, e per alcuni incontri anche la Libreria Guida, il centro culturale Grenoble, l’Accademia di Belle Arti.

Ma il Napoli Teatro Festival abbraccia anche la causa ambientalista, aderendo alle normative europee di eco-sostenibilità e producendo autonomamente tutta l’energia di cui ha bisogno, grazie alla disponibilità della Regione Campania e con un progetto di produzione di energia fotovoltaica, già attivo da giugno.

“Dal 6 al 29 giugno si terrà a Napoli un grande festival internazionale – spiega Quaglia - che cercherà di riportare la città alla condizione di capitale europea che le spetta e che rappresenta la vera complessità di un luogo che non è solamente quella capitale del degrado che si sta rappresentando in questi mesi. Questo festival nasce su un presupposto: che oltre ad essere una vetrina di spettacoli straordinari ed eccezionali vuole anche essere un’occasione di sviluppo per questo territorio, che ha già una sua capacità, quasi imparagonabile, di produrre talenti e cultura, nonostante la condizione di emergenza che caratterizza da sempre questa capitale. Il festival proseguirà annualmente in questa città – aggiunge Quaglia - il percorso che si inizia oggi è un percorso che dovrà portare nel tempo Napoli ad avere il suo festival internazionale”.

La kermesse partenopera inaugura inoltre un Master europeo di perfezionamento organizzativo promosso con la collaborazione delle Regioni del Sud Italia, che durerà un anno, si terrà all’Università di Salerno e per una fase di studio a Parigi.

lunedì 26 maggio 2008

Anema e core - Video di Pino Daniele

Insieme ai fatti tristi e drammatici che stanno accadendo a Chiaiano, per contrasto ho deciso di pubblicare su questo blog anche il nuovo video di Pino Daniele "Anema e core" girato sul Jolli Hotel di Via Medina a Napoli. Spero che della mia città si possa al più presto parlare di cose come la Musica e l'Arte ( come il video che potete vedere qui) e non più di fatti come quelli legati alla spazzatura. Altrimenti cosa ci campiamo a fare ? ... mi rendo anche conto che non si può vivere girando la faccia dall'altra parte e fare finta di niente. Insomma il mio vuole essere solo un auspicio alla normalità: é forse chiedere troppo ? Nick

ANEMA E CORE

giovedì 1 maggio 2008

Speciale Comicon 2008


Speciale Comicon 2008Tutto quello che è successo, passato e visto nella decima edizione del Salone del Fumetto a Napoli, dal 24 al 27 aprile

E Jeremy Irons diventò fumetto

Presentato il nuovo, attesissimo fumetto Bonelli: Jan Dix, 14 numeri con cadenza bimestrale. Il primo uscirà il 10 maggio e sarà scritto e disegnato dal suo autore Carlo Ambrosini

anticipazione

Il futuro secondo Panini

La casa editrice ha proposto degli assaggi di progetti in fase di realizzazione. Tra cui gli X-Men disegnati da Milo Manara

lo stand di Iuk

Il terrore a fumetti

Macaco, Popy, Duck, Moroboshi e E.t., sono usciti dalle loro confortevoli tombe per infestare il Comicon di Napoli...

multimedia

Guarda i video!

Il trailer dell'edizione di quest'anno e le clip dei cartoni: Leo e Gebedia e Paths of Hate

COMICS

Così IUK diventa internazionale

Il progetto IUK si apre ad artisti internazionali. Tra cui lo street artist Boris Hoppek. SFOGLIA: TUTTI I FUMETTI NECROCOMICON

leggi

3DNA, incantesimi napoletani

Oltre venti ore di proiezioni e incontri in questa ricca ricca sezione

foto

Boris Hoppek

Il primo ospite della nuova stagione di IUK

dal Salone

Il festival compie dieci anni

I 60 anni di Tex Willer, i 40 anni dal ’68, i 20 anni dalla morte di Paz. Sono molte le ricorrenze al centro della decima edizione del salone internazionale del fumetto. E poi ci siamo noi zombie di XL..

giovedì 24 aprile 2008

Pino Daniele come gli U2



Pino Daniele come

gli U2. Il cantante

partenopeo ieri pomeriggio

è salito

sul tetto del jolly

Hotel, in pieno centro, per girare

il video del nuovo singolo

Anema e cuore. La notizia non

poteva passare inosservata. In

pochi minuti intorno al prestigioso

albergo alle spalle della

questura centinaia di persone

si sono fermate incuriosite. La

zona è stata sorvegliata da elicotteri

e tutta intorno circondata

dalla polizia. Uno scenario

che di solito si presenta alla città

partenopea solo in ogni occasione

di grandi blitz contro i

clan camorristici.

questa volta invece ad animare

il centro storico è stato

l'autore di Napule è. Pino Daniele

ha suggellato il suo trentennale,

dopo aver dedicato il

nuovo album Ricomincio Da Trenta

al suo amico Massimo Troisi,

emulando i grandi della storia

del rock. Gli U2 nel 1987 scelsero

un tetto di Los Angeles per

girare Where The Streets Have no Name. Ma la trovata della band

irlandese non era originale. Prima

di loro, nel 1969, furono i

Beatles a inaugurare la stagione

degli show sul tetto. I Fab

Four tennero infatti il loro ultimo

concerto il 30 giugno di

quell'anno - allora il disco era

Let it Be - sul tetto della Apple

Records a Londra. E anche Ligabue

si è lasciato affascinare

dal videoclip sulla terrazza

quando ha girato, nel 2002, Eri

Bellissima sul tetto di un edificio

di Trieste. Ora è toccato a

Pino Daniele: che è atteso in città

per il grande concerto allo

stadio San Paolo l'8 luglio. Per

lo show, considerato l'evento

dell'anno, il cantante partenopeo

tornerà a suonare con la

band storica composta da grandi musicisti campani come

Tullio De Piscopo, Tony Esposito,

James Senese, RinoZurzolo

e Joe Amoruso. ■

domenica 20 aprile 2008

A Napoli Salvator Rosa tra mito e magia



Napoli rende omaggio a Salvator Rosa: figura di spicco della cultura seicentesca, poeta e raffinato musicista. Lo fa con una mostra, "Salvator Rosa tra mito e magia", probabilmente la prima vera monografica organizzata in Italia, che da domani al 29 giugno, sarà esposta al Museo di Capodimonte di Napoli.
Presentata oggi all'auditorium del Museo di Capodimonte, dal Sovrintendente dei beni artistici e museali, Nicola Spinosa, alla presenza del governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, la mostra, che vede il sostegno dell'Enel, avvierà a conclusione i festeggiamenti per il cinquantenario del Museo. Dopo Caravaggio, Rembrandt, Picasso, Rubens Goya, Canaletto, e Van Gogh, ora tocca, dunque, a Salvator Rosa.
"Salvator Rosa, dopo Caravaggio - ha sottolineato Spinosa - è certamente una di quelle personalità che più hanno segnato, non solo le vicende dell'arte in Italia tra naturalismo e barocco, quanto anche la fantasia di noi contemporanei. Nelle sue opere ritrae tutta la realtà napoletana di ieri e di oggi, di luci e ombre, fatti e misfatti, miseria e nobiltà, profonda religiosità e irreversibile superstizione". Prossimo appuntamento, ha anticipato Spinosa, sarà con le opere di Mimmo Jodice "che, come altri illustri fotografi come Barbieri e Horsfield, si sono succeduti per questo progetto della Soprintendenza 'Uno sguardo da Capodimonte, uno sguardo su Capodimonte'.
Oltre 70 saranno le opere in mostra provenienti da tutto il mondo, da musei come Metropolitan Museum of Art di New York o la National Gallery di Londra. "Come spesso mi capita di dire - ha affermato Bassolino - Napoli dà il meglio di sè quando si apre al mondo. E questo è uno di quei momenti in cui è davvero decisivo lasciarsi guardare dagli altri. Abbiamo sempre sostenuto l'impegno del professor Spinosa e lo faremo sempre di più nel prossimo futuro, anche portando avanti progetti di collaborazione e di scambio con altre istituzioni museali della città". "A tal fine - ha aggiunto il governatore - la Regione Campania sta approvando proprio in questi giorni un protocollo d'intesa tra il Museo di Capodimonte e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in modo da incentivare un rapporto di scambio e di collaborazione tra il Museo Madre e il museo di Capodimonte che porterà, già nel prossimo autunno, un week end di inaugurazioni con le mostre di Robert Rauschenberg al Madre e di Louise Borgeoise a Capodimonte".

(18 aprile 2008)

domenica 2 marzo 2008

L'altra Napoli - La Cappella San Severo

Questo post di oggi è intitolata L'altra Napoli , ho pensato , che l'immagine della mia città in questo periodo è continuamente danneggiata dalle questione dei rifiuti e dai delitti della camorra, facendo dimenticare che la mia terra è ricca di storia e di cultura. E che quindi (nel mio piccolo creando dei post che rimandano, appunto all' "Altra Napoli"), spero di rendere più diversificato è più giusto quello che la mia regione e la mia città possono offrire a chi viene a visitarla, ma anche ai miei stessi concittadini che vedo e sento parlare ( mi ci metto pure io) male del nostro territorio, dimenticandoci molte volte le bellezze, l'arte, la cultura che ci offre. Voglio però sottolineare che dei fatti incresciosi continuerò ad occuparmene, perché va bene tutto, ma non mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
P.S:
Vorrei segnalare a chi è capitato sul blog, se nel caso volesse, può approfondire il tema in questione cliccando sull'immagine qui sotto, è possibile vederne ancora delle altre, mentre se lo si fa sul titolo del Post si può leggere un bella biografia del Conte di San Severo (da Wikipedia). Nick


CAPPELLA SAN SEVERO

Secondo la testimonianza dello storico Cesare d’Engenio (1624) la fondazione della cappella potrebbe fissarsi intorno al 1590, quando Giovan Francesco di Sangro duca di Torremaggiore, avendo fatto voto durante una grave malattia, fece costruire in una parte del giardino del suo palazzo una «piccola cappella» per venerare un’immagine della Vergine della Pietà. Nel 1608 Alessandro di Sangro, figlio di Giovan Francesco, ampliò l’ambiente primitivo «perché non era capace al concorso di molti, che la frequentavano per gli infiniti miracoli» e destinò la cappella, oltre che ai compiti di culto, a luogo di sepoltura per la sua famiglia.
Il periodo seicentesco è alquanto oscuro perché l’attuale sistemazione dell’ambiente, voluta da Raimondo di Sangro nel secolo successivo, scompaginò in gran parte l’assetto originario per far posto alle nuove opere da lui stesso coordinate. Non si conosce il nome dell’architetto che diresse l’edificazione della struttura originaria, ma probabilmente egli dovette seguire le idee del committente, poiché la semplicità della pianta rettangolare, priva di una vera e propria abside, e volta a dare il massimo risalto alle sculture celebrative ed alla decorazione, escludono un momento ideativo reale.
Ma un primitivo fasto seicentesco dovette esistere nella cappella in quanto Pompeo Sarnelli annotò nel 1697 che la cappella è «grandemente abbellita con lavori di finissimi marmi, intorno alla quale sono le Statue di molti personaggi di essa famiglia co’ loro elogi».
Qualcosa di questa decorazione rimane nel rivestimento in marmi policromi della parete di fondo, ai lati del grande altorilievo settecentesco.
Dei molti monumenti ricordati anche dal Celano nel 1692 ne restano solo quattro: quello di Paolo di Sangro posto dal figlio Giovan Francesco nel 1642 - attribuito con felice intuizione da Marina Picone a Giulio Mencaglia, e per il quale solo molti anni dopo è emerso il documento di conferma - è collocato nella prima cappellina della parete sinistra. Il suo ritratto a figura intera è da considerarsi uno degli esempi più insigni di ritrattistica seicentesca. L’effige con gli attributi militari in primo piano riflette lo spirito eroico di quella ampia parte della nobiltà napoletana che cercò glorie e onori al seguito degli eserciti spagnoli sui campi di battaglia di tuttoil mondo.
Vi è poi il Monumento ad un altro Paolo di Sangro (1569-1626), quarto principe di Sansevero, scultura attardata nei modi ancora cinquecenteschi, benché databile al secondo quarto del secolo XVII, posto nella prima cappella a destra. Il Monumento a Giovan Francesco Paolo di Sangro (1524-1604), fondatore della cappella, è collocato dopo quello del Mencaglia e fu voluto dal figlio Alessandro di Sangro, patriarca di Alessandria, il cui ritratto a mezzo busto freddamente stilizzato è posto nella parete sinistra del presbiterio.
A partire dal 1742 iniziano le vicende settecentesche della Cappella. Il principe Raimondo di Sangro (1710-1771) che da quell’anno fino alla morte sovrintese costantemente alle trasformazioni dell’ambiente, incarnò in pieno lo spirito del secolo di cui era figlio: singolare figura di uomo d’arme, letterato, sperimentatore, e alchimista dall’inappagata curiosità, fece fiorire, ancora in vita, numerose leggende sul suo personaggio.
Nel 1749 il pittore Francesco Maria Russo concluse il grande affresco della volta raffigurante la Gloria dello Spirito Santo, e la decorazione con finte architetture dove nelle vele sono inseriti medaglioni dipinti in monocromo verde che raffigurano sei Santi della famiglia.
Il Russo disegnò anche il monumento a Raimondo di Sangro posto all’imbocco della cavea sotterranea.
Tuttavia il maggiore interesse è destato dal gran numero di sculture eseguite da artisti napoletani e di altre regioni, che, caso forse unico nella città in quel momento, si travarono a lavorare affiancati in virtù delle scelte del Principe.
Ai lati del presbiterio, al centro del quale troneggia la vasta scenografia Deposizione di Francesco Celebrano, realizzata secondo il principio del quadro di marmo, sono collocati a sinistra La Pudicizia di Antonio Corradini, e a destra Il Disinganno di Francesco Queirolo. La prima scultura fu eseguita nel 1751 quando lo scultore, famoso in tutta Europa, giunse a Napoli ormai molto anziano (morirà infatti l’anno successivo). È stato notato come quest’opera per la sua sensualità si adatti più ad una «galleria» che non a rappresentare la principale virtù di Cecilia Gaetani, madre del principe, ma la fusione tra gusto profano e sacralità costituì la cifra di questo particolare periodo artistico.
La seconda scultura opera del genovese Francesco Queirolo è basata su un virtuosismo esecutivo stupefacente: un’autentica sfida alle difficoltà opposte dalla materia nella resa della rete che avvolge la figura maschile in atto di strapparla.
Va infine ricordata l’opera più celebre della cappella al punto da essere diventata un po’ il simbolo del monumento: il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino.
Fino al recente ritrovamento del bozzetto orginale si riteneva che la scultura, eseguita nel 1753, fosse stata realizzata su un modello del Corradini. La paternità dell’opera va quindi completamente riconosciuta allo scultore napoletano che, secondo i dettami del committente, la concepì per essere posta nella cavea illuminata dall’alto dalla lampade eterne inventate dal Principe, e non dove oggi la si ammira, al centro della navata. L’originaria destinazione orientò lo scultore verso una ricerca luministica tesa a rivelare le infinite serpeggianti pieghettature del sudano che ricopre il corpo abbandonato sui cuscini. In un fluttuare di luci ed ombre non è percepibile il distacco doloroso della morte, ma solo l’intima poesia dell’opera - sostenuta da una prodigiosa abilità tecnica che avrà modo di affiorare più volte nella lunga carriera dello scultore in quegli anni quasi agli esordi - nella quale vibra un precorrimento di languido romanticismo.
Sintomatico in proposito è il tentativo, fortunatamente fallito. di Antonio Canova, di acquistarla durante il suo soggiorno napoletano.

Scheda tratta da ‘Napoli città d’arte’
Edizione Electa Napoli (1986)


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