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mercoledì 31 dicembre 2008
giovedì 11 dicembre 2008
sabato 8 novembre 2008
Libri, canzoni, film e spettacoli tv Il dominio della copia ora è di tutti
Il libro di Ernesto Assante "Copio, dunque sono" sulla lunga
battaglia per il controllo della riproduzione e per il copyright
I RADIOHEAD hanno distribuito il loro ultimo album attraverso Internet, senza una casa discografica alle spalle. "Copio, dunque sono" segue lo stesso percorso. Un libro che viene pubblicato senza un editore, direttamente dall'autore, sfruttando le possibilità che oggi Internet offre, attraverso un sito di editoria on line che si chiama "Ilmiolibro.it". Niente editore, niente distribuzione tradizionale, il dominio della copia completamente nelle mani dell'autore, che decide non solo il contenuto del libro, ma anche la sua forma e il prezzo, e lo mette in distribuzione solo attraverso la rete. "Copio, dunque sono" è un libro"on demand" che può essere acquistato solo sul sito di "Ilmiolibro.it" e che ogni acquirente riceve direttamente a casa. Non ci sono copie stampate in precedenza, ogni libro viene stampato solo nel momento in cui viene richiesto da chi lo vuole acquistare. Non ci sono resi, non ci sono copie che vanno al macero, non ci sono copie che circolano nelle librerie. Ma è un libro vero e proprio, per chi ama i libri e non pensa che possano essere sostituiti dai file digitali.
"Copio, dunque sono" è un libro che parla di come il dominio della copia non sia più nelle mani degli editori, dei discografici, dei produttori, dei distributori. Ed è un libro che vive completamente questa realtà. Il copyright è dell'autore, che è anche responsabile della pubblicazione ed è editore di se stesso. "Copio, dunque sono", dimostra che il dominio della copia è passato nelle mani degli autori.
***
E' una storia lunga quella che Assante racconta in questo volume, una storia affascinante, quella del dominio della copia. Del potere di copiare le cose. Anzi, non le cose, ma i pensieri, i testi, le immagini, i suoni, tutte quelle cose che rendono la nostra vita più bella, più appassionante, più ricca, libri, dischi, film, spettacoli televisivi, poesie, canzoni, fotografie.
Quello per il "dominio della copia" e sul diritto d'autore è un campo di battaglia vero e proprio, sul quale ci sono stati, nel corso degli anni, grandissimi scontri, molti dei quali tuttora in corso. Non tanto sul principio fondamentale, quello per il quale l'autore è proprietario di tutti i diritti sulla propria opera e quindi li può cedere a terzi per pubblicarla, copiarla, stamparla, distribuirla, principio che è giustamente rimasto immutato. Quanto sui diritti degli utenti che, una volta acquisita legalmente una copia, possono farne determinati utilizzi e non altri, e sulle possibilità di realizzare delle copie. Ogni volta che nuove tecnologie di copia sono arrivate nelle mani del pubblico le battaglie si sono moltiplicate, da quella dell'industria discografica, negli anni Ottanta, contro le audiocassette che servivano per ascoltare le canzoni copiate sui walkman, a quelle delle industrie cinematografiche negli anni Novanta per limitare i danni dopo l'avvento dei videoregistratori, da quelle degli editori contro l'uso delle fotocopie dei libri, a quelle delle aziende che producono videogiochi contro le copie su cd, fino ad oggi, con i casi più recenti, quello di produttori televisivi come la Viacom contro YouTube, e quello degli editori contro Google, per la riproduzione di parti di libri.
E' sul fronte della musica che gli scontri si sono fatti più vivaci negli ultimi anni, soprattutto da quando, con l'avvento di Internet, copiare e distribuire canzoni non è stata più un attività tecnologicamente limitata alle case discografiche.
Le case discografiche hanno controllato il mercato della musica registrata fino a quando erano in grado di dominare le copie, fino a quando erano gli unici in grado di mettere in vendita copie di dischi, fino a quando c'era il vinile. Poi hanno perso un po' del loro potere quando è arrivata la radio, un altro pezzo, molto più grande, quando sono arrivati il registratore, le cassette, il walkman. Quindi lo hanno perso del tutto quando sono arrivati i computer, i file mp3, i masterizzatori. E quando tutto è diventato più semplice con Internet. La digitalizzazione dei contenuti, audio, video, testi, ha messo nelle nostre mani il potere di copiare i contenuti stessi. Si possono copiare film, che prima era impossibile copiare, si possono copiare libri, che prima era impossibile copiare, si possono copiare i cd e tutta la musica che contengono. Il dominio della copia è passato nelle nostre mani.
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sabato 1 novembre 2008
Gelli, la P2 e il Piano di rinascita nazionale Scoppia il caso sull'ex Venerabile in tv
Conferenza stampa a Firenze dell'ex Gran maestro della P2 alla presentazione
del programma 'Venerabile Italia', in onda da lunedì su Odeon Tv
"Solo Berlusconi può proseguire il mio progetto. Usi la sua maggioranza"
Il Pd insorge e attacca: "Il presidente del Consiglio non ha nulla da dire?"
Licio Gelli
FIRENZE - Nell'attuazione del Piano di rinascita democratica "l'unico che può andare avanti è Berlusconi". Lo ha detto l'ex Gran maestro della P2. Licio Gelli, a Firenze, dove ha presentato il programma tv 'Venerabile Italia'. Gelli sarà protagonista di una ''ricostruzione inedita'' della storia del Novecento in Italia: dalla Guerra di Spagna agli anni Ottanta, dalla P2 al crack del Banco Ambrosiano. La conduttrice e autrice del programma Lucia Leonessi ha raccolto le testimonianze di Gelli a Villa Wanda, di Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell'Utri. Lo stesso Gelli sarà in studio per l'ultima puntata, dedicata alla sua attività di poeta. Le otto puntate da lunedì prossimo fino a dicembre andranno in onda su Odeon Tv.
Gelli, nel corso della conferenza stampa, ha risposto alle domande dei cronisti su passato e presente d'Italia, passando dalla riforma della scuola alla politica, fino alle vicende giudiziarie di Marcello dell'Utri.
Politica. A proposito del giudizio di Berlusconi e del suo Piano di rinascita democratica, Gelli ha chiarito che il premier è "l'unico che può andare avanti non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora è in momento di debolezza perché usa poco la maggioranza parlamentare". Gelli ha quindi precisato di non condividere il governo Berlusconi "perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza''. Gelli ha anche commentato il cosiddetto 'Lodo Alfano': "L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai''.
Fini. ''Avevo molta fiducia in Fini - ha detto Gelli - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato''.
Partiti. Quanto ai partiti, ai giornalisti che gli chiedevano se ci sia una forza politica che ha messo in pratica il Piano rinascita democratica, Gelli ha risposto che ''tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto'', però, ha notato, ''i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica''.
Riforma Gelmini. "In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di ordine", ha detto l'ex Gran maestro della P2. "Il maestro unico è molto importante - ha spiegato - perché, quando c'era, conosceva l'alunno. Poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito, e poi la confidenza tra alunno e professore dovrebbe essere limitata".
"Studenti in aula e non in piazza". E a proposito della manifestazioni di piazza "non ci dovrebbero essere, gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare - ha sottolineato Gelli -. Nelle piazza non si studia; se viene garantita la libertà di scioperare dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia. Dovrebbe essere proibito di portare i bambini in piazza perchè così non crescono educati".
"Dell'Utri? bravissimo". "Marcello Dell'Utri è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso", ha detto l'ex Gran maestro. "C'è una sentenza che Dell'Utri si trascina dietro - ha aggiunto - e che sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza".
Magistratura. "Se oggi in Italia c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno".
Stragi e terrorismo. "Le stragi ci sono sempre state e ci saranno sempre perché non c'è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni '60. Se domani tornassero le Br ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c'è nel paese". Secondo Gelli "le stragi sono frutto di guerra tra bande".
Massoneria. "In Italia - ha sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere. Ci sono tre, quattro comunioni che contano e che dovrebbero chiedere che gli elenchi dei massoni non debbano essere consegnati al commissariato". "La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l'attenzione da altre questioni".
Reazioni. Per Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd
al Senato, è "sconcertante che dal Popolo delle Libertà non giunga una parola a commento delle dichiarazioni di Gelli che, tra le tante cose gravi dette, indica nell'attuale capo del governo l'unico erede del Piano di rinascita democratica". "E' dall'inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi: il programma di governo di Berlusconi ed il piano di Gelli sono la stessa cosa", afferma il capogruppo alla Camera dell'Idv, Massimo Donadi. "Tornano i fantasmi del passato ed è inquietante che in vada in onda l'autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica", afferma Rosy Bindi, del Pd, vicepresidente della Camera.
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giovedì 30 ottobre 2008
mercoledì 29 ottobre 2008
La nuova vita del Pibe de Oro Maradona ct dell'Argentina
Il fuoriclasse, che incantò Napoli per 7 stagioni, è stato nominato direttore tecnico
Il nuovo dg sarà Carlos Bilardo: allenò Dieguito nei mondiali 1986 vinti dai sudamericani
Maradona durante una recente amichevole
BUENOS AIRES - Giovedì prossimo, giorno del
suo 48esimo compleanno, Diego Armando Maradona sarà designato ufficialmente come nuovo allenatore della nazionale di calcio. Suo vive sarà Sergio Troglio. L'ex ct Carlos Bilardo, suo compagno di cordata nella scalata alla panchina lasciata da Alfio Basile, avrà il ruolo di direttore generale. El Pibe de Oro è tornato, per la sua settima vita. La mano de Dios, mille magie in campo e un'esistenza spericolata. Fuoriclasse indiscusso in campo e fuori misura da uomo comune, Diego Armando Maradona - che di comune non ha proprio nulla - ritrova alla fine il calcio, ovvero tutta la sua esistenza.
L'Argentina ha chiamato il suo figliol prodigo come ct della nazionale, quella che Diego portò a un titolo mondiale nell'86 e alla vendetta sull'Inghilterra nell'anno della guerra della Falkland-Malvinas, e alla quale si appigliò nel '94 da giocatore dopo il lungo tunnel della droga, tranne poi ricadere nella rete dell'antidoping per quel vizio diventato tragica quotidianità nella Napoli che lo osannava.
Due scudetti sotto il Vesuvio, nell'87 e nel '90, piu' una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana. E poi il Mondiale vinto in Messico e la finale persa a Roma per Italia '90, dopo la semifinale di Napoli contro gli azzurri. Tutto per 705 partite ufficiali e 358 gol. Ma mai come per Diego Armando Maradona, il campione accompagnato dalla leggenda sin da bambino, i numeri dicono davvero poco.
El Pibe de Oro ha fatto sognare e piangere, innamorare e arrabbiare, perfino indignare, declinazione alla quale si è dedicato soprattutto dopo la chiusura dell'attività di fuoriclasse: il cibo smodato, la droga, l'alcool, la morte più volte sfiorata. Come se nulla, dopo tanti colpi di genio con il suo sinistro magico - indimenticabili tra gli altri quel gol in slalom tra i birilli inglesi a Mexico '86, o quella rete al Verona pescata con pallonetto tagliato da centrocampo, al San Paolo - potesse più essere normale, neanche una volta messo da parte il pallone.
Maradona calciatore ha stupito il mondo, aprendo la contesa tra chi sostiene sia stato il più grande di tutti i tempi e chi gli preferisce Pelè. Maradona uomo non si è curato del politicamente corretto. Amico di Fidel Castro, nemico giurato degli Stati Uniti e di Bush in primis, sostenitore di Chavez nella sua campagna antiamericana e per il sud del mondo. E poi anche inseguito dal fisco italiano, e da un figlio mai riconosciuto a Napoli.
Ora Maradona, sulla cui vita l'anno scorso sono usciti due film (uno del grande Kusturica), sta per diventare nonno. Il figlio glielo daranno Giannina, la più piccola delle due ragazze che Diego ha spesso lasciate sole, e il 'Kun' Aguero, bomber della nazionale campione olimpica e dell'Atletico Madrid. Forse è questa nuova vita ad aver spinto El Pibe a riprovarci. Con il calcio, ovviamente, la sua vera unica vita.
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domenica 19 ottobre 2008
Tumore alla prostata, dall'Italia uno studio per sconfiggerlo
Ecco una belle notizia che propongo volentieri;
Ricerca su Nature Medicine: individuati due geni che, se si deteriorano
ne provocano l'aggressività. Reintrodotti fanno morire le cellule malate
Garaci (Iss): "Siamo più vicini ad una terapia per curarne gli stadi avanzati"
ROMA - Il segreto dell'aggressività del tumore alla prostata è nascosto in due piccoli geni contenuti nel cromosoma 13. Normalmente frenano lo sviluppo del cancro, ma se si deteriorano o si perdono il tumore cresce in modo incontrollato. Se invece vengono reintrodotti nelle cellule malate, le fanno morire. A scoprire l'importanza di queste due molecole, microRna-15a e microRna-16 - che suggerisce ora una nuova via per arrivare ad una cura - è stato un gruppo di ricercatori italiani in un lavoro coordinato dall'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con l'équipe di urologia dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino e l'Istituto oncologico del Mediterraneo di Catania, con i fondi dell'accordo Italia-Usa e dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).
Nello studio, pubblicato su Nature Medicine, gli scienziati hanno utilizzato 40 campioni di tessuto tumorale, concentrandosi sul ruolo dei due micro-Rna. Poi, in una fase successiva, hanno tentato una strada che si basa sulla ingegneria genetica, per cercare una terapia efficace, che ora fa ben sperare. E non nascondono il loro entusiasmo: secondo il presidente dell'Iss Enrico Garaci "grazie a questa ricerca siamo molto vicini ad una terapia contro gli stadi avanzati del cancro alla prostata".
La svolta è rappresentata proprio dalla comprensione della funzione chiave esercitata dai due geni: "Se i due microRna-15a e microRna-16 vengono reintrodotti nelle cellule tumorali che li hanno perduti, queste cellule smettono di crescere e vengono distrutte" ha spiegato Ruggero De Maria, direttore del dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare dell'Iss, che ha guidato lo studio insieme a Desiré Bonci. Per i ricercatori, somministrando queste due molecole, si può arrivare ad una cura, come è stato dimostrato in esperimenti di laboratorio su animali. "La possibilità di curare tumori aggressivi della prostata tramite la somministrazione di questi piccoli micro-Rna è stata confermata in test su animali di laboratorio, e con questo bagaglio di conoscenze il cancro della prostata potrà essere sconfitto", dice ancora De Maria.
Ora gli scienziati si stanno concentrando sul passo successivo, quello per mettere a punto il modo migliore per reintrodurre questi micro-Rna nelle cellule; poi si passerà ai test sull'uomo.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 44.000 nuovi casi di tumore alla prostata che sono destinati ad aumentare, considerando il progressivo invecchiamento della popolazione. Negli ultimi quindici anni il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (PSA) ha aumentato considerevolmente le diagnosi precoci e le possibilità di guarigione, ma il cancro alla prostata rappresenta ancora oggi la seconda causa di morte da tumore nell'uomo dopo il carcinoma del polmone.
(19 ottobre 2008)
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domenica 12 ottobre 2008
Exotic Rain
E nata una stella!,
Es war ein Stern!,
It was a star!,
Il a été une étoile!,
これはスターだった!,
Она была звездой!,
Se trata de una estrella!,
Guagliù chist'è nu mostro!
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Matt Rach
La grande democrazia del web passa anche attraverso You Tube. Matt Rach,eccezionale chitarrista-ragazzino, sta facendo la sua fortuna facendosi conoscere grazie al web e al network sociale You Tube.
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mercoledì 1 ottobre 2008
P2p, disoccupata batte le major
Tutto da rifare per le case discografiche: Jammie Thomas,
era stata sanzionata di 222mila dollari per violazione copyright
P2p, disoccupata batte le major
non dovrà pagare la supermulta
Un giudice del Minnesota dà ragione alla donna
"Bisogna dimostrare che lo scambio sia avvenuto"
di ALESSANDRO LONGO
Alla base della sentenza, un motivo che fa crollare il castello costruito finora per la lotta al peer to peer pirata: "Rendere disponibile" ("making available") un file su rete peer to peer - sostiene il giudice- non significa che quel file sia stato in effetti scaricato da altri e che quindi sia stato distribuito. È un reato distribuire il file protetto da copyright, non il semplice metterlo in condivisione (l'intenzione di reato non è perseguibile).
Tutto quanto significa che ora Riaa (l'Associazione discografici americani, che aveva denunciato la donna) avrà l'onere della prova: dovrà dimostrare che lo scambio di un file protetto da copyright è in effetti avvenuto. Non basta provare che l'utente l'ha condiviso su reti peer to peer.
Per Jammie Thomas è una notizia di quelle che ti cambiano la vita: la donna, che si mantiene grazie agli assegni sociali, non aveva certo i mezzi per pagare la super multa (pari a 9.250 dollari per ogni file condiviso). Ma è anche una notizia che cambia lo scenario del confronto tra detentori di copyright e utenti di peer to peer. La sentenza è storica perché la multa a Jammie Thomas era il solo caso di vittoria dei detentori di copyright in un processo del peer to peer.
La giurisprudenza, a riguardo, ricade così nell'incertezza. Riuscire a portare in tribunale la prova dello scambio può essere peraltro impresa molto difficile (se non impossibile). Prova dello scambio potrebbe essere memorizzata nel programma peer to peer utilizzato e ottenibile quindi con il sequestro del computer. Non tutti i programmi memorizzano questi dati, però, e comunque l'utente può fare in modo di cancellarli.
I dati possono essere anche nel log (nel registro) del server utilizzato per lo scambio. Ed essere quindi ottenuti tramite il sequestro del server, cosa non facile però se è posto all'estero. Non è detto inoltre che il log ci sia e sia valido ai fini del processo (potrebbe aver registrato il traffico degli utenti in modo anonimo). Ci sono inoltre programmi peer to peer che permettono di scambiare file senza server di mezzo (per esempio eMule su rete Kad).
"Non mi risulta che in Italia qualcuno sia stato mai condannato dopo un processo completo, per aver fatto peer to peer per scopi personali", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti della questione. Molti hanno pagato la multa perché hanno patteggiato (da 51 a 2.065 euro, secondo la normativa italiana). Altri hanno subito un decreto penale di condanna (come capitato a settembre due utenti della rete peer to peer Direct Connect), a cui hanno poi rinunciato a opporsi. In entrambi i casi, però, si tratta di decisioni precedenti a un effettivo processo dibattuto.
"Gli utenti hanno accettato di pagare perché affrontare un processo di questo tipo costa anche 20-30 mila euro tra spese legali e di consulenza. Molto più di quanto si rischi di multa se si patteggia", aggiunge Monti.
Sarà anche per la difficoltà ad avere vittoria certa in un processo, che i detentori di copyright stanno provando diverse strade per la lotta al peer to peer. Per esempio, la via di far bloccare certi siti oppure di ottenere leggi che obblighino i provider a cancellare gli abbonamenti Internet degli utenti peer to peer. Anche queste sono però strade in salita: è stato appena sospeso il blocco a Pirate Bay; l'Europarlamento qualche giorno fa ha bocciato le politiche anti-peer to peer contenute nel pacchetto di riforma della normativa tlc e ispirate da alcune procedure ideate dal governo francese.
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