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Sono nato e vivo in una città che odio e amo : Napoli

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sabato 7 giugno 2008

kosanost chill e' nu buon uaglion

Domenica 8 giugno al Pepe bianco di piazza Bernini ad Aversa, alle ore 22,00 show case di presentazione del disco
e del video
'Nun ce stà ammore cchiù' (Non c'è più amore) dei Kosanost, Ndrè, Nirò e dj Murano: 20 tracce prodotte dalla
Vivi Records e distribuito dal primo giugno scorso dalla Self di Milano, in tutti i migliori negozi di musica italiani,
come Feltrinelli e Fnac. I Kosanost sono una storia di amicizia di tre ragazzi della Masseria Cardone, una zona del
quartiere
Secondigliano, cresciuti tra criminali, preti coraggio, intolleranza, rassegnazione, abbandono, e voglia di riscatto
difficile da trasformare in volontà. I Kosanost sono l'altra faccia della medaglia, il nome scelto significa "'robba nostra',
strettamente personale, sonorità e concetti nuovi, o meglio fatti a modo nostro - raccontano - senza imitare, per creare
originalità e apparire (non abbiamo studiato al conservatorio) come musicisti che possono benissimo stare su un palco
, allo stesso livello di chi suona rock, pop o musica leggera".
Andrea Ciervo in arte Ndre', Davide Strino alias Niro' e Gianluca Murano aka Dj Murano dal 2000
a oggi trasformano le loro storie in rime Rap. Ispirati alle melodie della West coast e alle dure denunce dell'Est coast americana
, i loro pezzi sono stati raccolti per la prima volta in un cd autoprodotto, 'RaPresente' nel 2004, dopo un demo 'Dint' a 'sti vicoli'
pubblicato l'anno precedente insieme al video. Il primo fan è Roberto Saviano che ha come sottofondo delle sue pagine web una
sua intervista ai Kosanost e le canzoni dei tre di Secondigliano. "'Dìnto a 'sti vicoli' racconta la quotidianità feroce e limitata di
chi vive nei ghetti napoletani, dove i luoghi, i tempi e le persone appartengono alla camorra. Poco importa se non condividi le regole,
quella gente è violenta e la tua vita è nelle loro mani. Camminano sempre armati e anche un semplice sguardo curioso, o una parola
male interpretata, può istigare la loro violenza. Per chi è dentro 'o sistema queste regole sono di vita, per chi ne è fuori sono utili a
sopravvivere", racconta 'Ndrè.
Per Andrea, Davide e Gianluca, far nascere i Kosanost è stata la soluzione: ogni giorno una rima in più per allontanarsi da
una vita criminale. La scelta è tra sangue e sudore, lo rappano nella canzone 'So' nato buono'. Loro hanno scelto il sudore,
il sole e i colori della città partenopea. E cantano: "Siamo noi, siamo il sud, siamo i bravi ragazzi. Siamo la voce della speranza,
la voce di chi pratica l'amore, gente di cuore dentro le paure. Troppo grandi già da piccoli. Le storie nostre nelle canzoni: storie
vere, storie nuove".

I KOSANOST PRESENTANO IL LORO NUOVO CD

 

07/06/2008, ore 13:53

 


Domenica 8 giugno al Pepe bianco di piazza Bernini 
ad Aversa, alle ore 22,00
 show case di presentazione del disco
e del video
'Nun ce stà ammore cchiù' (Non c'è più amore) 
dei Kosanost,
Ndrè, Nirò e dj Murano: 20 tracce prodotte dalla
Vivi Records e distribuito dal primo giugno scorso
 dalla Self di
 Milano, in tutti i migliori negozi di musica italiani,
come Feltrinelli e Fnac. I Kosanost sono una storia
 di amicizia 
di tre ragazzi della Masseria Cardone, una zona del
quartiere
Secondigliano, cresciuti tra criminali, preti coraggio,
 intolleranza, 
rassegnazione, abbandono, e voglia di riscatto
difficile da trasformare in volontà. I Kosanost 
sono l'altra faccia della medaglia, 
il nome scelto significa "'robba nostra',
strettamente personale, sonorità e concetti nuovi, 
o meglio fatti a modo 
nostro - raccontano - senza imitare, per creare
originalità e apparire (non abbiamo studiato al conservatorio) 
come musicisti che possono benissimo stare su un palco
, allo stesso livello di chi suona rock, pop o musica leggera".
Andrea Ciervo in arte Ndre', Davide Strino alias Niro'
 e Gianluca Murano aka Dj Murano dal 2000
a oggi trasformano le loro storie in rime Rap. Ispirati alle melodie
 della West coast e alle dure denunce dell'Est coast americana
, i loro pezzi sono stati raccolti per la prima volta in un cd autoprodotto,
'RaPresente' nel 2004, dopo un demo 'Dint' a 'sti vicoli'
pubblicato l'anno precedente insieme al video.
Il primo fan è Roberto Saviano che ha come sottofondo
delle sue pagine web una
sua intervista ai Kosanost e le canzoni dei tre di Secondigliano.
  "'Dìnto a 'sti vicoli' racconta la quotidianità feroce e limitata di
chi vive nei ghetti napoletani, dove i luoghi, i tempi e le persone 
appartengono alla camorra. Poco importa se non condividi le regole,
quella gente è violenta e la tua vita è nelle loro mani. Camminano sempre 
armati e anche un semplice sguardo curioso, o una parola
male interpretata, può istigare la loro violenza. Per chi è dentro
 'o sistema queste regole sono di vita, per chi ne è fuori sono utili a
sopravvivere", racconta 'Ndrè.
Per Andrea, Davide e Gianluca, far nascere i Kosanost è stata
 la soluzione: ogni giorno una rima in più per allontanarsi da
una vita criminale. La scelta è tra sangue e sudore, lo rappano 
nella canzone 'So' nato buono'. Loro hanno scelto il sudore,
il sole e i colori della città partenopea. E cantano: "Siamo noi,
 siamo il sud, siamo i bravi ragazzi. Siamo la voce della speranza,
la voce di chi pratica l'amore, gente di cuore dentro le paure.
 Troppo grandi già da piccoli. Le storie nostre nelle canzoni: storie
vere, storie nuove".

Dove si terrà il Concerto di Pino Daniele ?

La farsa, purtoppo è di scena nella mia amata e odiata città, e questa volta ha colpito il Pinotto nazionale. Alcuni dicono che sia un "tiro" dei nuovi governanti (leggi la Lega), che non hanno ancora digerito le aperte "critiche" che il nostro blusman fece in occasione della visita di Bossi e la Mussolini a Napoli. Altri dicono che non ci sarebbe stato un accordo tra gli organizatori del concerto e le amministrazioni locali. Le ultime notizie, che ho letto sul quotidiano "Il Napoli" ,dicevano che "anche Agnano non aveva dato l' OK" e poi : che in questi giorni sarebbe intenzione del comune di farlo suonare al San Paolo, ma in una zona meno accessibile dalle migliaia di fan's.  Povero Pino e poveri noi...

Speriamo che qualche potente di "buon senso" lo faccia finalmente suonare, per la buona pace di tutti quelli che come noi amano la buona musica.

Nick

venerdì 6 giugno 2008

Ecomafia 2008: una Campania da record negativo. Aumentano i reati ambientali


Crescono i reati ambientali in Campania
Crescono i reati ambientali in Campania
Sono aumentate le persone denunciate, e i reati commessi. Ma anche i sequestri effettuati nel 2007. Secondo “Ecomafia 2008” l'annuale rapporto di Legambiente è la Campania ad avere il triste premiato della regione con più illegalità ambientali: dai rifiuti alla multifunzionalità del clan dei Casalesi che spazia dal business del cemento al racket degli animali, all'agricoltura, a quello infinito dei rifiuti.

Crescono in particolare gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti. E' stato calcolato che è sparito nel nulla una montagna di rifiuti speciali alta poco meno di 2.000 metri. E sono stati 83 i reati perpetrati contro l'ambiente al giorno: come dire oltre tre reati ogni ora.

Salgono poi i clan dell'ecomafia: 36 in più rispetto allo scorso anno, sono ora 239, e il loro giro d'affari stimato per il 2007 si attesta sui 18 miliardi e 400 milioni di euro (quasi un quinto del business totale annuo delle mafie) pur contraendosi rispetto all'anno precedente di circa 4,4 miliardi di euro.

 Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente
Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente

"Le ecomafie gestiscono nel nostro Paese una vero e proprio sistema eco-criminale, estremamente flessibile e diversificato - ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente-- al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile e dobbiamo saperlo difendere con strumenti adeguati".

I dati sono intanto impetuosi: gli illeciti accertati dalle forze dell'ordine nel corso del 2007 sono 30.124, il 27,3% in più rispetto al 2006; le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (più 19% rispetto al 2006).

La Campania per il 14° anno consecutivo si conferma leader a livello nazionale per il numero di reati ambientali: nel 2007 sono stati bene 4.695 gli illeciti accertati(+56% rispetto lo scorso anno) alla media di tredici reati al giorno, uno ogni due ore.

In Italia, quasi un reato su sei viene commesso in Campania. Nel 2007 sono state 3289 persone tra denunciate ed arrestate(+16% rispetto lo scorso anno) e ben 1.463 sequestri effettuati.

O’ sistema illegale è gestito da ben 75 clan, che hanno il monopolio sul ciclo del cemento, rifiuti e racket degli animali. La provincia di Napoli con 1.456 infrazioni accertate, 1.645 persone tra denunciate e arrestate e 864 sequestri effettuati si conferma leader a livello regionale, seguita da Salerno con 1336infrazioni accertate, 788 persone tra denunciate ed arrestate e 295 sequestri effettuati. A seguire la Provincia di Avellino con 889 infrazioni accertate, 448 persone denunciate e arrestate e 87 sequestri effettuati.

Dopo 14 anni di denunce siamo davanti ad un unico risultato - ha denunciato Raffaele Del Giudice, direttore Legambiente Campania- un territorio dove legalità ed illegalità sono la faccia di una stessa medaglia, dominio di una criminalità imprenditrice che fa mercato, sa essere aggressiva al momento giusto, e ha convivenze in tutti settori dell’economia. Un crimine subdolo e vigliacco quello degli ecomafiosi, che approfittando della latitanza della politica,sta mettendo in ginocchio intere comunità e le loro economie.”


La Campania continua ad essere appestata dai trafficanti di rifiuti, avvelenata da una rete criminale trasversale che non esitano ad avvelenare una regione intera pur di riempire le loro casse.

E in testa alla classifica a livello nazionale nel ciclo dei rifiuti non poteva che esserci la Campania, che ha dimostrato un “sistema” perverso di gestione illegale di rifiuti urbani e speciali che ha impressionato il mondo intero per le sue conseguenze disastrose. Solo nel 2007 sono state individuate ben 222 discariche abusive. Di tutte le dimensioni.

A livello nazionale la Campania è maglia nera con 613 infrazioni accertate, +36% rispetto lo scorso anno, 575 le persone denunciate e arrestate e 296 sequestri effettuati.

A livello provinciale maglia nera alla Provincia di Napoli con 203 infrazioni accertate, 192 persone denunciate o arrestate e 136 sequestri effettuati, segue Caserta con 123 infrazioni accertate e 94 persone arrestate o denunciate e 50 sequestri effettuati.

Grazie all’introduzione del delitto ambientale di organizzazione di traffico illecito di rifiuti (ex art 53bis decreto Ronchi oggi art260 del codice dell’ambiente) dal 2002 ad oggi in Campania sono arrestate ben 189 trafficanti, 346 persone denunciate e oltre 92 aziende coinvolte con il coinvolgimento di sette procure a livello regionale.

E che dire della “catena montuosa” dei rifiuti scomparsi. In Italia, nella differenza tra la quantità di rifiuti speciali prodotta e quella complessivamente gestite, in nove anni sono scomparsi nel nulla 143milioni di tonnellate di rifiuti. O meglio quantità di rifiuti certamente prodotti, ma di cui non hanno notizie né di attività di recupero, né di corretto smaltimento.

Al via ‘Napoli Teatro Festival Italia’

2.000 spettacoli in citta’ fino al 29 giugno

Al via ‘Napoli Teatro Festival Italia’


Il direttore artistico, restituiamo alla citta’ la condizione di capitale europea che le spetta

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Napoli – Taglio del nastro venerdì 6 giugno per il Napoli Teatro Festival Italia, la rassegna internazionale in programma nel capoluogo partenopeo fino al 29 giugno. Con la direzione artistica e organizzativa di Renato Quaglia, la kermesse accende i riflettori sull’arte e la cultura, regalando al pubblico 200 spettacoli che vedono coinvolti 2mila artisti, provenienti da 15 Paesi e 38 debutti. Il festival realizza inoltre anche un progetto produttivo e promozionale che costituisce una compagnia teatrale del Festival europea, che produce tra l’altro nuove creazioni ideate per il Festival.

Trenta i siti in cui si snoderà la kermesse, che ha promosso partnership con organismi teatrali e culturali partenopei: la prima edizione elenca collaborazioni con 35 realtà e istituzioni napoletane.

In particolare, il Napoli Teatro Festival Italia intreccia una relazione con il Napolifilmfestival, diretto da Davide Azzolini e Mario Violini.La programmazione di questa sezione sarà collegata alla messinscena dei tre spettacoli: Rendez-vous chez Nino Rota, Médée, Le Troiane.

Nel corso della rassegna sono previsti anche incontri con attori, registi e autori teatrali, grazie alla collaborazione della Fondazione Premio Napoli, presieduta da Silvio Perrella. In una formula innovativa, a metà tra la conferenza stampa e la conversazione, giornalisti, addetti ai lavori, membri dei comitati di lettura del Premio Napoli, docenti e studenti universitari saranno invitati a discutere con gli artisti del Festival. Tra i moderatori Luca Scarlini, Gabriele Frasca e Sabina Ciuffini. Le sedi, oltre alle sale del Premio Napoli a Palazzo Reale, saranno il Gran Caffè Gambrinus, sul lato di via Chiaia, e per alcuni incontri anche la Libreria Guida, il centro culturale Grenoble, l’Accademia di Belle Arti.

Ma il Napoli Teatro Festival abbraccia anche la causa ambientalista, aderendo alle normative europee di eco-sostenibilità e producendo autonomamente tutta l’energia di cui ha bisogno, grazie alla disponibilità della Regione Campania e con un progetto di produzione di energia fotovoltaica, già attivo da giugno.

“Dal 6 al 29 giugno si terrà a Napoli un grande festival internazionale – spiega Quaglia - che cercherà di riportare la città alla condizione di capitale europea che le spetta e che rappresenta la vera complessità di un luogo che non è solamente quella capitale del degrado che si sta rappresentando in questi mesi. Questo festival nasce su un presupposto: che oltre ad essere una vetrina di spettacoli straordinari ed eccezionali vuole anche essere un’occasione di sviluppo per questo territorio, che ha già una sua capacità, quasi imparagonabile, di produrre talenti e cultura, nonostante la condizione di emergenza che caratterizza da sempre questa capitale. Il festival proseguirà annualmente in questa città – aggiunge Quaglia - il percorso che si inizia oggi è un percorso che dovrà portare nel tempo Napoli ad avere il suo festival internazionale”.

La kermesse partenopera inaugura inoltre un Master europeo di perfezionamento organizzativo promosso con la collaborazione delle Regioni del Sud Italia, che durerà un anno, si terrà all’Università di Salerno e per una fase di studio a Parigi.

lunedì 2 giugno 2008

Le Vignette di Altan

L'imprenditore ucciso doveva deporre contro i clan

 

 
L´avvocato: "Orsi temeva per la vita perché le sue confessioni erano state pubblicate"
di Raffaele Sardo
CASAL DI PRINCIPE - La campagna di sangue del clan dei Casalesi non si ferma. I killer lanciano un segnale inequivocabile a chi volesse collaborare con la giustizia. Colpisce un uomo che conosceva i segreti di clan, politica e rifiuti. Ieri, poco dopo le 12,30, a cadere sotto i colpi di pistola è stato Michele Orsi, 47 anni, già coinvolto insieme al fratello, Sergio, nell´inchiesta sullo scandalo del Consorzio Eco 4, attivo nello smaltimento dei rifiuti in diversi comuni del casertano. Una pista principale per gli inquirenti: a compiere il delitto sarebbe stata la fazione legata a Francesco Bidognetti. Lo stesso gruppo che due giorni fa ha tentato di uccidere la nipote di Anna Carrino, la pentita; lo stesso gruppo che ha ucciso il padre di un altro pentito, Umberto Bidognetti, e l´imprenditore Domenico Noviello.

Michele Orsi era uscito dalla sua abitazione, in corso Dante, al numero civico 20, a Casal di Principe, per comprare alcune bibite al «Roxibar», distante poco più di dieci metri da casa sua. Secondo una prima ricostruzione, i suoi assassini lo aspettavano al bar e per lui non c´è stato scampo. Per gli inquirenti Orsi sarebbe stato attirato in una trappola, chiamato da qualcuno che lui conosceva bene. Lo hanno finito con due colpi al torace e uno alla testa. Una esecuzione in piena regola.

C´erano già stati segnali minacciosi nei suoi confronti. Poco dopo Pasqua avevano sparato colpi di pistola contro il portone della sua abitazione. «Nelle settimane scorse qualcuno lo aveva seguito in auto - dice il suo avvocato, Carlo De Stavola - e non una sola volta. Michele aveva paura perché un quotidiano casertano pubblicò ampi stralci degli interrogatori che aveva reso nell´inchiesta in cui era stato coinvolto». Anche il fratello, Sergio, conferma che potrebbe essere stato attirato in una imboscata. «Né mio fratello né io frequentiamo i bar di Casal di Principe - dice Sergio in lacrime -. Non escludo che qualcuno l´avesse chiamato per incontrarlo. Qualcuno di cui si fidava. Mio fratello stava collaborando con i magistrati. Stava dicendo quello che sapeva. Proprio ieri stavamo discutendo sul divano di come pagare i debiti. Ci hanno sequestrato tutto. Stavamo tentando di recuperare qualcosa per far fronte alle incombenze. Piangeva perché sembrava non ci fosse via d´uscita. Io dicevo sempre all´avvocato di andare a parlare col giudice perché senza alcuna protezione quella di mio fratello era una morte annunciata. E così è stato».

Orsi aveva testimoniato qualche tempo fa nel processo che vede imputati alcuni imprenditori in una inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti. Aveva risposto alle domande del giudice durante l´udienza preliminare e fatto dichiarazioni accusatorie, ricostruendo il sistema politico-camorristico che sarebbe dietro lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Inoltre avrebbe dovuto deporre giovedì in un altro processo, sempre sullo stesso tema, i cui imputati sono a piede libero. Ma al momento Orsi aveva solo una vigilanza delle forze dell´ordine, con un´auto che passava sotto casa in alcune ore del giorno e della notte. Tecnicamente per gli inquirenti Orsi non si poteva definire un classico pentito ma un "imputato dichiarante", che con le sue ammissioni stava fornendo un importante contributo.

Proprio ieri, in mattinata, nel cimitero di Casal di Principe era arrivata una delegazione di 24 ragazzi di Libera-Piemonte, insieme ai testimoni di giustizia, per portare un fiore sulla tomba di Domenico Noviello. Alle 13,30,si erano ritrovati in un ristorante di San Cipriano d´Aversa quando un agente del servizio di scorta, appena ricevuta la notizia dell´agguato a Orsi, ha invitato tutti ad alzarsi e ad andare via: «Non possiamo più proteggervi ora, c´è una emergenza in atto». Un´ora prima la camorra aveva ucciso Michele Orsi.

Agguato a Casal di Principe Ucciso un pentito "eccellente"

CRONACA
raggiunto da colpi di pistola davanti a un bar nella roccaforte dei Casalesi
Era stato coinvolto in uno scandalo legato allo smaltimento dei rifiuti

 

Roberto Saviano, Gomorra: "Era il Salvo Lima della malavita napoletana"
Il coordinatore della Dda: "E' un salto di qualità della strategia del clan"


<B>Agguato a Casal di Principe<br>Ucciso un pentito " src="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/ucciso-pentito-camorra/ucciso-pentito-camorra/stor_13078992_52320.jpg" width="230" />
NAPOLI - Da mesi, stava ricostruendo il sistema politico-camorristico che si nasconde dietro lo scandalo dei rifiuti in Campania. La camorra lo ha fatto tacere per sempre. Davanti ad un bar di Casal di Principe, roccaforte del clan dei Casalesi, la più potente organizzazione criminale campana e forse la più ricca cosca italiana, due sicari hanno ucciso l'imprenditore Michele Orsi, 47 anni, coinvolto nello scandalo dello smaltimento dei rifiuti nei comuni del basso casertano.

Era un ingranaggio importante nell'organizzazione criminale; conosceva i segreti del clan e i cognomi dei vertici. Molto sapeva e molto ha detto ai giudici: giovedì avrebbe testimoniato ancora una volta in un processo contro l'emergenza spazzatura. La camorra non gliel'ha permesso. "E' un salto di qualità della strategia dei Casalesi l'attacco ai soggetti che collaborano per contrastare i clan", ha detto il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia.

La denuncia di "Gomorra". Da anni le forze di polizia e la magistratura stanno sferrando una battaglia senza tregua contro la famiglia egemone nel Casertano. Il recente successo editoriale di "Gomorra" e dell'omonimo film ha costretto i padrini dei Casalesi a vivere sotto i riflettori. Ma non è bastato al clan per abbassare la guardia. Centinaia sono gli affiliati all'organizzazione finiti in prigione. Due mesi fa, in occasione dell'arresto di Giovanni Lubello, genero del boss Francesco Bidognetti, la procura sequestrò al clan beni per oltre venti milioni di euro. Un colpo duro ma, come fa notare l'antimafia, il clan reagisce cambiando tattica.

Commistione camorra- politica.
La società Eco4 di Michele Orsi e del fratello Sergio, aveva vinto la gara per lo smaltimento dei rifiuti in 18 comuni del basso casertano. Un'indagine della Guardia di Finanza dimostrò che dietro l'aggiudicazione della gara e la gestione dell'appalto si nascondeva la mano della criminalità. Una commistione tra politica e camorra che coinvolse anche Claudio De Biasio, uno dei tre vicecommissari di Guido Bertolaso nello staff del commissariato per l'emergenza rifiuti. Fatture false, vendite simulate, voti di scambio: un patto tra imprenditori e vertici dei Casalesi che rendeva milioni di euro.
le prime initimidazioni erano arrivate a Michele Orsi nelle scorse settimane: ignoti avevano sparato colpi di pistola contro la porta d'ingresso della sua abitazione. Giovedì Orsi avrebbe dovuto deporre in un altro processo sulle irregolarità dello smaltimento dei rifiuti.

Saviano: "Era il Salvo Lima della Camorra".
Roberto Saviano è lo scrittore di Gomorra. Vive scortato dalla polizia da quando ha dato alle stampe il suo libro sulla malavita napoletana: "E' un gesto grave quello che è accaduto oggi a Casal di Principe. Il clan ha alzato il tiro. La vittima era il Salvo Lima della Camorra", come dire l'anello di congiunzione tra la politica e la malavita organizzata. "L'omicidio - spiega Saviano - è un messaggio chiaro in vista della conclusione del processo Spartacus, paragonabile per importanza al maxiprocesso di Falcone e Borsellino. La camorra ha paura delle condanne e dell'indignazione che le sentenze potrebbero sollevare. Una reazione che finirebbe per rallentare i suoi loschi affari".

Vendetta trasversale. Appena ventiquattro ore fa, i killer hanno sparato a Villaricca, nel Napoletano, contro Francesca Carrino, 25 anni, nipote di Anna Carrino, la compagna del capo storico dei Casalesi Francesco Bidognetti, anche lei collaboratrice di giustizia. Una vendetta trasversale decisa dalla camorra per far tacere "chi parla troppo e tradisce il clan". "La camorra deve essere sconfitta", aveva detto al Tg1 Anna Carrino. E rivolgendosi al compagno Francesco Bidognetti: "Non pensare più a te stesso, devi pentirti. Porta via da Casal di Principe i nostri figli".

"Morte contro i pentiti". L'episodio è solo l'ultimo di una campagna avviata negli ultimi mesi dai Casalesi contro chiunque si metta di traverso: una vera e propria strategia del terrore che vuole fare terra bruciata attorno ai pentiti. Il 2 maggio scorso, a Castelvolurno, fu ucciso Umberto Bidognetti, colpevole solo di essere il padre del pentito Domenico, mentre il 16 maggio a cadere sotto i colpi dei killer fu l'imprenditore Domenico Noviello, testimone di giustizia, che nel 2001 aveva trovato il coraggio di denunciare gli autori di un'estorsione ai danni della sua azienda.

"Con la camorra o con la legalità". Proprio ieri, a Castelvolturno, si è svolta una marcia in ricordo del sacrificio dell'imprenditore. "Casal di Principe, Castelvolturno, l'Agro Aversano, la provincia di Caserta, - hanno detto i manifestanti - devono scegliere se voler continuare a rappresentare il popolo della camorra o il popolo di Domenico Noviello e don Peppe Diana", il sacerdote impegnato nella lotta contro il dominio della camorra, ucciso 14 anni fa nella sacrestia della chiesa di Casal di Principe.

Società civile in piazza? L'appello tormenta gli intellettuali

La reazione di Napoli L'invito di Panebianco alla «borghesia» della città

 

Mirella Barracco: siamo disperati, ma non troviamo l'intesa. Il rettore Trombetti: facciamo il nostro dovere di cittadini

MILANO — Disorientata, priva di punti cardinali. Oppure scossa, delusa, ma attraversata da un fiume carsico di energie destinato presto a tornare in superfice. Napoli si dipinge così nei suoi giorni più duri, quando l'emergenza rifiuti sembra un nodo inestricabile e la città resta sospesa in bilico tra rabbia e rassegnazione.

Le parole di Angelo Panebianco sul Corriere di ieri, il suo stupore dinanzi all'apatia degli intellettuali e, più in generale, della società civile, hanno lasciato il segno: perché la borghesia continua a tacere? Perché non riesce a trascinare in piazza chi è stufo di vivere sepolto dall'immondizia? «La spiegazione, forse, è nel fatto che manca un punto solido su cui poggiare la leva — confessa Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli Novantanove, protagonista di quella stagione culturale che una decina d'anni fa accese tante speranze —. Il tessuto sociale non è torpido: ci sono decine di associazioni che si muovono sul territorio, elaborano progetti, ma alla fine di questo gran discutere non rimane granché. Siamo tutti disperati, ma non tutti vogliamo le stesse cose. È difficile trovare un'intesa sui tre punti nodali della crisi: fare diventare legale ciò che è illegale; rendere pulito quello che è sporco; dare credibilità a chi non è più credibile.

L'unico modo per risollevarci dal baratro è accettare queste condizioni? Può darsi, ma è difficile digerirlo. Io credo che per venirne fuori, dobbiamo guardare l'abisso in cui siamo precipitati». Un abisso nel quale, spesso, annegano gli ostinati tentativi di non cedere all'immobilismo. «Abbiamo trasformato la rete di scuole che partecipava all'iniziativa "Adotta un monumento" in un laboratorio dove sperimentare la raccolta differenziata — racconta Barracco —. Per mesi gli studenti hanno chiesto invano al Comune di avere i contenitori per dividere i rifiuti e, quando sono stati costretti a costruirseli da soli, non sapevano dove andarli a depositare. Un paio di giorni fa, a Bagnoli, abbiamo fatto un bilancio desolante di quest'esperienza. Un ragazzo ci ha detto: "È tutto inutile, il futuro è contro di noi". Ecco, mi sento sconfitta come lui».

Lo sgomento di Panebianco colpisce al cuore lo scrittore Maurizio Braucci, uno degli sceneggiatori di Gomorra, il film tratto dal romanzo di Roberto Saviano. «È sacrosanto sollecitare i napoletani a ribellarsi— dice —. Ma sono molti quelli che già lo fanno. Dietro le proteste di queste settimane ci sono tante persone oneste, che nulla hanno a che fare con la camorra e i particolarismi. Sono pezzi di società che invece di pronunciare soltanto un "no" elaborano proposte alternative e sono pronte al dialogo. Penso, per esempio, alle Assise di Palazzo Marigliano, un cenacolo di intellettuali che ha presentato progetti di grande valore scientifico. Ma chi li ascolta? Nessuno, perché la rete politico- affaristica che lucra sull'emergenza avvolge l'Italia intera, come i fatti dimostrano».

Guido Trombetti, rettore dell'Università «Federico II», sostiene che c'è già una mobilitazione civile, anche se non passa per le piazze. «La vera "rivolta" è fare il proprio dovere di cittadini ancora più di prima: così possiamo davvero aiutare Bertolaso. Portare in strada cinquecentomila persone significherebbe soltanto aumentare il grado d'anarchia e confusione. Napoli è tutt'altro che rassegnata. Siamo alle prese con la tragedia dei rifiuti, ma raggiungiamo pure livelli d'eccellenza in moltissimi settori: queste risorse rappresentano il nostro futuro, non vanno dimenticate ». Meno ottimista, invece, è il musicista Roberto De Simone. «La rampogna di Panebianco non mi riguarda — esclama —. Io in piazza ci sono da anni. Ma da solo, purtroppo. Dove erano gli altri quando denunciavo l'operazione d'immagine che occultava i guasti della città? Davo fastidio e sono stato messo da parte. Mi auguro che questo clima di connivenza si stia sgretolando, ma non mi faccio soverchie illusioni».

Enzo d'Errico

Pino Maddaloni lascia Napoli


Oro Sidney 2000,'citta' inquinata da camorra e cattiva politica'

1 giugno 2008


Napoli e' 'inquinata da camorra e cattiva politica': Maddaloni, oro nel judo a Sidney 2000, spiega la decisione di lasciare la citta'. 'Ci ho pensato a lungo, la nostra e' una citta' troppo difficile - ha spiegato Maddaloni - I ragazzi non possono fare sport gratuitamente, chi ci comanda pensa soltanto ad arricchirsi e non a migliorare la qualita' della vita dei cittadini'. Maddaloni annuncia che da settembre, al ritorno da Pechino, 'andro' a diffondere lo sport in un altra citta''.

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